giovedì 28 febbraio 2013

Gâteau poires

Oggi mi rode un po', posto veloce veloce....
Questo è il dolce che avrei voluto trovare stasera a tavola, tanto per migliorare un po' il tono dell'umore, accompagnato da uno zabaione caldo (perché no)...peccato che il dolce sia stato cucinato qualche giorno fa e divorato all'istante...
Dolce alla frutta tiepido + crema calda per me sono il top...ecco la prima parte! C.



Che vi serve:

3 uova
150g zucchero
150g farina
200g burro fuso
1cucchiaio di estratto di vaniglia
1 stecca di vaniglia
2 o 3 pere

Per il caramello:

150g zucchero
4 cucchiai d'acqua
4 gocce di succo di limone



Accendere il forno a 180°. Preparare il caramello. Far bollire lo zucchero con l'acqua per 6-8 minuti, toglierlo dal fuoco ed aggiungere le gocce di limone. Versare il caramello in una teglia (ho usato una pirofila in ceramica con i merli ondulati) e ricoprire il fondo.
Aprire la stecca di vaniglia e cospargere i semi sul caramello. 
Sbucciare le pere, tagliarle in lamelle sottili e disporle sopra al caramello.
In una ciotola sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto bianco e spumoso. Aggiungere l'estratto di vaniglia, la farina e il burro fuso. Mescolare. Versare sopra le pere e far cuocere per circa 40 minuti. Tolto dal forno, aspettare cinque minuti e poi rigirare su un piatto da portata.


Con questa ricetta partecipo al contest di Valycakeand









martedì 26 febbraio 2013

Pane alle carote

Come ho scritto qualche tempo fa non amo ripetere in cucina...alla Paganini (modesta, eh?)...il blog è nato anche per questo: aver la scusa per provare sempre cose nuove. 
Da quando ho ricevuto in dono il mio vasetto di pasta madre (che pare abbia cent'anni...di più non so) provo ogni volta una ricetta diversa, per la gioia del mio caro e paziente Bubo: "Ma fare sempre la stessa, noooo?"No, non si può....
Per chi non possiede il proprio panetto: procuratevelo..sono disposta anche a spedirlo, perché no...
Crea una dipendenza piacevole, che per chi ama mettere le mani in pasta val la pena di essere provata...l'odore, la consistenza, il fatto che lo senti come una cosa viva....sarò scema: per me è un'eterna sorpresa, quasi un emozione...
Avevo provato a farlo da sola, ma evidentemente ci vuole maestria all'origine...il mio sapeva sempre di acido e dopo qualche mese non c'è stato nulla da fare: è morto di morte naturale...
Con il "vecchietto" che ho per le mani è tutt'altra storia: posso lasciarlo in frigorifero quanto mi pare, basta che gli dia un po' da mangiare e si riprende subito...una gioia per gli occhi!
Un ultimo aneddoto. Da madre ho iniziato a sperimentare anch'io il farmi deceduta prima del tempo quando il mio piccolo mostro mi ha chiesto: "Ma quando muori il lievito madre lo prende Ceci?"...e questo per dirvi quanto sia importante per me, forse troppo...
E per il contest di Carotina abbrustolita cosa potevo fare se non un pane alle carote? Di seguito la ricetta.
P.S. Per Vale: non ti preoccupare anche se Masterchef è finito un posto a tavola il giovedì lo trovi sempre...tranquilla!! C.


Cosa serve.

200g lievito madre rinfrescato due volte
350g farina Manitoba
150g farina integrale
150g carote grattugiate
300g yogurt bianco
125ml latte
1 cucchiaino di sale
una manciata di noci


Dopo aver unito le farine aggiungere il lievito madre, le carote grattugiate. lo yogurt, il latte e il sale. Impastare fino ad ottenere una bella palla liscia e soda. Lasciar riposare tutta la notte in frigorifero in  una ciotola coperta con la pellicola.
La mattina tirare fuori dal frigo e lasciar lievitare ancora per circa 4 ore.
Mettere in cocotte a forno spento. Regolare la temperatura a 230° e lasciar cuocere per circa un'ora.
Trascorso questo tempo togliere il coperchio e lasciar cuocere ancora per una ventina di minuti. (Normalmente non lo faccio, ma l'impasto a base di carote e yogurt rilascia molta umidità).





Con questa ricetta partecipo al contest di Carotina abbrustolita

lunedì 25 febbraio 2013

Curry di verdure sbagliato in tajine con polpettine di carote ai due colori


In questi ultimi mesi io e Cri ci siamo incontrate spesso i giovedì sera...oserei dire quasi tutti i giovedì. E perché? Semplice...c’era la seconda edizione di MasterChef! 
Ora: io sono molto contenta che abbia vinto l’avvocato (e anche Uccia- ovvero Cri-, come la chiamo simpaticamente solo io). La trovavo creativa e piacevolmente simpatica, pronta a non farsi sottomettere e con un bel caratterino. Gli altri due finalisti...mah. Andrea troppo insicuro e  Maurizio arrogante e fastidioso. 
Ma passiamo alla ricetta di oggi. Quante volte avete sentito intitolare i piatti dagli stessi concorrenti con il termine “sbagliato”? Insieme alla definizione “mappazzone” dello chef Barbieri sono le connotazioni che più mi sono rimaste impresse di questa edizione. Bene, oggi li ho voluti rappresentare entrambi. Questo non è certo un curry e l’aspetto... avrebbe sicuramente vinto la demarcazione preferita dello chef emiliano. 

Pensiero/domanda: ora che la seconda edizione si è conclusa io e Cri dobbiamo inventarci un’altra scusa per la ripetuta visita settimanale. Qualcuno/a di voi ha idee da suggerirci?
V.




Per il “curry”

1 cipolla bionda
2 zucchine medie
2 carote
2/3 patate
1 pomodoro ramato
200 gr. di ceci lessati
1 peperoncino piccante
150 ml di latte di cocco
1 cucchiaio abbondante di curry in polvere
olio di semi di sesamo

Per le polpettine di carote

300 gr di carote grattuggiate
80 gr di ricotta salata
1 uovo
50 gr di farina di mais
semi di sesamo e di papavero


In una pentola di coccio (io ho usato una tajine) stufare la cipolla con il peperoncino, l’olio e poca acqua. Appena sarà leggermente imbiondita aggiungere le patate e lasciar cuocere a fuoco basso per circa 10 minuti. Aggiungere le carote tagliate a rondelle spesse e le zucchine. Lasciar cuocere altri 5 minuti e aggiungere il pomodoro a filetti a cui avreter tolto la buccia e i semi, i ceci, il latte di cocco e la polvere di curry. Aggiustare di sale e lasciar cuocere a fuoco molto basso per circa 45 minuti. Nel frattempo preparate le polpette. Strizzate bene le carote e impastatele con l’uovo, la farina, un pizzico di sale e la ricotta grattugiata. Formare con le mani delle polpettine e passarne la metà nei semi di sesamo e l’atra metà nei semi di sesamo e papavero mischiati assieme. Distribuirle in una teglia appena unta con un pochino di olio di sesamo e infornare a 200° per circa 20 minuti o fino a doratura. Servire le polpettine sul curry di verdure ancora caldo. 




Con questa ricetta spero di partecipare al contest di Il blog di Max





domenica 24 febbraio 2013

Crêpe al cioccolato con banane

Altro che Quaresima: qui si continua a mangiare senza sosta...inutile dire che da domani cercherò di limitare il consumo di dolci, carne e di tutto il resto in generale...intanto non ci crede nessuno.
Gli onnipresenti piccoli mostri sono dei fan della cioccolata calda e delle crêpe: due cose non proprio semplici da preparare durante la settimana con il risveglio all'alba e le corse per andare a scuola...ma di domenica se po' fa e anche volentieri e così gli ho proposto questa nuova versione delle crêpe (questa non mia, ma presa qui con qualche variante)...son finite, ma ad essere sinceri hanno sentenziato che son molto meglio quelle classiche e, a dir la verità, concordo con loro...C.


Cosa serve:

250ml latte
2 nova
30g burro
95g farina00
20g zucchero
20g cacao in polvere
60ml birra
burro per la padella
100g zucchero
2 banane
120ml latte di crepecrêpe
100g coco disidratato

Setacciare la farina con il cacao e aggiungervi lo zucchero. In un altro contenitore mischiare il latte, le nova, la birra e il burro fuso. Versare il cacao con la farina nel composto liquido, mescolare bene fino ad ottenere una pastella fluida. Lasciar riposare per un'ora.
Scaldare una padella sul fuoco, ungerla col burro, versarvi un mestolino di pastella e far cuocere la crêpe.   Andare avanti fino ad esaurimento della pastella.
In un'altra padella calda far caramellare lo zucchero, aggiungervi le banane tagliate a fette e girarle bene nel caramello. Aggiungere il latte e la farina di cocco. Ottenere un composto omogeneo.
Farcire la crepe con le banane e la salsa. Guarnire con del cioccolato fuso.




Con questa ricetta partecipo al contest di Menta e Cioccolato...


....e visto che ci siamo, mi sembrava carino partecipare al giveaway di Any con un post parla d'amore, anche se amore racchiuso in un piccolo gesto! Partecipo volentieri proprio perché Any è una di quelle persone sempre presenti con i suoi commenti affettuosi e partecipi...

Tatin di lampascioni con gelatina di aceto balsamico

....a tavola dall'una alle sette di sera...un matrimonio? No: semplicemente un pranzo con amici-colleghi di lavoro che si è prolungato un tantino...il bello è che abbiamo avuto anche il coraggio di cenare...
Brutta giornata (o forse bellissima) per i miei piccoli: sono stati relegati davanti alla tv per tutto il tempo...gli ospiti non hanno voluto portare i bimbi per stare più tranquilli (!) e così ho dovuto far fuori i miei...la cosa mi fa un po' rabbia, capita spesso: inviti gente e dopo un po' i genitori chiedono l'intervento della televisione per zittire i piccoli. Ma quando eravamo piccoli noi che si faceva? Non è che odio la tv, ma mi dispiace imbambolarli tipo ebeti lì davanti...ammetto che un po' di confusione la fanno, ma rientra nella loro natura di piccoli "scassaballe"...la cosa che mi fa più specie è che spesso le lamentele vengono da quei genitori che lavorano dalla mattina alla sera senza vederli....vabbè smetto che non voglio infastidire nessuno..
Passo alla ricetta che forse è più interessante.
L'altro giorno ho trovato dal fruttivendolo dei lampascioni: sono i bulbi di una pianta, i Muscari comosum, dal sapore leggermente amarognolo.

 Li ho sempre mangiati sottolio e in effetti li ho comprati pensando di relegarli in un vasetto...ed invece sono finiti in una tatin, piacevolmente accompagnati dalla gelatina di aceto balsamico dell'Azienda Agricola Mariangela Prunotto. A voi la ricetta. Notte C.


Cosa serve:

1 rotolo di pasta sfoglia
500g lampascioni
50g zucchero
40g burro
3 cucchiaini di gelatina di aceto balsamico Mariangela Prunotto

La preparazione dei lampascioni richiede un po' di tempo. Vanno sfogliati come una cipolla e lasciati in acqua per una notte per togliere un po' l'amaro. Il giorno dopo lessarli in acqua bollente per 10 minuti. Scolarli e ripetere l'operazione un'altra volta facendoli scottare in acqua bollente per altri 5 minuti. Scolarli e lasciarli raffreddare.
Accendere il forno a 180°.
Tagliare a metà i lampascioni. Mettere lo zucchero, bagnato con qualche goccia d'acqua, in un pentolino e farlo caramellare. Al primo accenno di doratura versarlo in uno stampo che possa andare in forno. Nel mio caso ho usato degli stampini monoporzione, esiste anche uno stampo specifico per tatin.
Sul caramello aggiungere il burro in fiocchetti e la gelatina di aceto balsamico. Adagiarvi sopra i lampascioni con la parte tagliata verso il basso. Stendervi sopra la pasta, bucherellarla con i rebbi di una forchetta e far cuocere per 40 minuti.
Sfornare e capovolgere.


In questa sede vorrei ringraziare Chiara e Lucia per averci assegnato un premio ciascuna...ne siamo molto orgogliose, soprattutto perché nate da poco!



Lo dedichiamo a tutte e tutti i blogger che ci mettono passione e fantasia!



Con questa ricetta partecipo al contest di Emanuela.

sabato 23 febbraio 2013

Molto poco red...tanto brown velvet cake

Questa sfida è partita alla grande ed è finita in ciofeca...ma l'MTC non perdona e quindi posto il fallimento...
Ligia alle regole che, soprattutto in questo caso, andavano rispettate ancor più ho iniziato telefonando ad un'amica che ha scoperto di essere celiaca pochi anni fa per chiederle consiglio su dove trovare tutti gli ingredienti che mi servivano.
Seconda tappa: un negozio della catena Celiachiamo, dove ho trovato un ragazzo molto gentile che mi ha fornito di tutto l'occorrente e si è divertito nel venire a conoscenza della sfida in corso.
Difficoltosa la ricerca del Buttermilk che è stata affidata alla mamma, che nell'ultimo anno ha scoperto il biologico (mentre da bambina mi ricordo l'entusiasmo che aveva nei confronti dei nuovi discount...un velo di polemica? Nooooo).
Mattina, con solo la piccola ammalata, ho deciso di dar fiato alle trombe...
Inutile che riporto ingredienti e ricetta perché li trovate pari pari nel blog di Stefania.
L'unica variante è stata la Maizena al posto della farina di tapioca, che il ragazzo di cui sopra mi ha sconsigliato in quanto può capitare che venga lavorata in stabilimenti in cui è facile che vi sia una contaminazione col glutine.


Prova testuale della corretta scelta degli ingredienti...così tanto per...


Questo è l'impasto da crudo...molto poco red, ma molto apprezzato dalla piccola belva che, ovviamente, non si è lasciata sfuggire l'occasione di recitare il suo repertorio da femmina urlante e sofferente vista la proibizione di mangiarsi tutto a crudo...


Questa voleva essere il mio tocco di fantasia...ma avendo visto le foto solo mezzora fa ho notato che l'angolazione facesse sì che la barra sulla spiga non rendesse tanto l'idea: andate di fantasia....mooooolta fantasia!
Ho pensato che per chi è celiaco deve essere una rottura di scatole dover chiedere ogni volta: "Posso mangiarlo? Ci sono derivati del glutine?"....così sarebbe più semplice...


....quì ha un aspetto più gradevole...


E questa è la testimonianza del fallimento: troppo compatta (uscita dal forno sembrava perfetta) e troppo "marone" (come si dice qui a Roma)...
Dove ho sbagliato? Con l'aggiunta delle uova il burro si è stracciato...sono stata troppo veloce?
Avevo una teglia solo da 20cm ( non prendetemi in giro...) e così metà composto è rimasto fuori tutto il tempo della cottura dell'altro..
Ho messo le due basi in frigorifero avvolte dalla pellicola, ma forse prima di farcirle avrei dovuto aspettare che si scaldassero un po' e riprendessero i volumi...chissà!
Comunque il sapore, almeno quello, non era male...


Era stato richiesto il tacco a spillo...mi dispiace: son bestia dentro, vorrei essere molto più femminile, prima o poi ci riuscirò (la speranza, sopratutto di mia madre, è l'ultima a morire)...ma questa sono io...(anche se gli stivali avrei potuto almeno pulirli...rientra nel personaggio).
Stefania: perdonami! Notte a tutti C.


Con questa ricetta partecipo a l'MTC

giovedì 21 febbraio 2013

Cuori stregati

Questo mese il blog di  Morena mi ha messo in difficoltà...non amo le caramelle, i cioccolatini ni: o devono essere pazzescamente buoni o devo essere in sindrome premestruale ( uomini esultate! Avete ragioni voi: può capitare, dico può, di aver bisogno di qualche surrogato "in quei giorni"...tanto per non arrivare ad uccidere qualcuno...), tartufini così così... insomma una sfida che ho sentita poco mia...ma rinunciare non si può e così dall'idea della mela stregata sono nati questi cuori che ho preparato insieme ai piccoli mostri...almeno ci siamo divertiti: con i fili di caramello rosso ovunque e i tentativi di ustioni da parte di tutti e tre, vista la lite per ottenere lo scettro del comando...(il termometro...). C.



Che vi serve:

100ml acqua
2 mele Granny Smith
1/2 cucchiaino di cannella
2 chiodi di garofano
25g di miele
450g zucchero
colorante rosso

Lavare le mele e tagliarle a forma di cuore. Infilzarvi uno stuzzicadenti lungo. 
Mettere lo zucchero con l'acqua in un pentolino sul fuoco, portare a bollore. Quando la temperatura avrà raggiunto i 100° aggiungere il colorante e le spezie. Lasciare sul fuoco fino a quando la temperatura non arriverà ai 150°.
Togliere il pentolino dal fuoco, immergervi le mele e rotearle affinché il caramello ricopra tutte le superfici. Mettere ad asciugare sopra ad una grata da forno sotto la quale avrete messo della carta forno per evitare che vi si sporchi tutto il piano cucina!

...dopo l'assaggio tutti dal dentista!!


Con questa ricetta partecipo al contest di Morena in cucina

martedì 19 febbraio 2013

Millefoglie di aringa affumicata e mela verde

Casa non più casa, ma piccolo lazzaretto con marito che non accenna a  guarire e che da bravo untore sta contagiando i piccoli mostri...la sottoscritta che imperterrita continua a cucinare incurante delle sofferenze altrui: "Mamma, ti prego: la vellutata di castagne no!"..., "Moglie cara (pare vero): quinto quarto noooo..."...mentre una lingua continua a bollire sul fuoco da ore...
...beh: in qualche modo ci si deve pur vendicare!
Un velo di speranza  ha squarciato il grigiore dei visi immusoniti alla vista di questo piccolo assaggio...che è rimasto tale, visto che gli ingredienti che lo componevano sono stati trafugati dalla mamma per i suoi ospiti: almeno è stato apprezzato!C.


Cosa serve:

...in questo caso le dosi sono indicative...dipende da quante "torrette" avete intenzione di realizzare...

aringa affumicata
pasta fillo
semi di sesamo
burro
mela Granny Smith
finocchio
peperoncino in povere ( ne ho uno ultra piccante cambogiano)

Riscaldare il forno a 170°.Con delle forme tonde ricavare quattro dischetti decrescenti (uno più piccolo dell'altro) da un "foglio" di carta fillo. In un tegamino far tostare leggermente con una noce di burro un cucchiaio di semi di sesamo.
Disporre i semi sui dischetti e mettere in forno a 170° fino a doratura (2-3 minuti).
Una volta sfornati spolverizzare con la polvere di peperoncino.
Pulire il finocchio e tagliarlo in fettine sottili, far altrettanto con la mela senza sbucciarla.
Comporre il "millefoglie": su un dischetto disporre 2-3 pezzettini di aringa, qualche listarella di finocchio e uno spicchio di mela. Alternare per tre strati, concludere con un dischetto di pasta.

Considerazioni:

Non semplicissima la gestione nel mangiarlo...


Con questa ricetta spero di partecipare al contest di Cinzia


lunedì 18 febbraio 2013

Plum Cake alle Banane e Noci


Rieccomi! Faccio capolino attivo qui dentro circa una volta al mese...l’ho contato. Innanzitutto chiedo scusa alla fedele amica Cristiana, anche se so che nel frattempo si diverte ad allietare la sua famiglia ed i vostri occhi con le sue innumerevoli ricette creative. Ho assistito da dietro le quinte alla sua passione ossessiva per il “Quinto Quarto”... Qualche giorno fa l’ho chiamata e le ho chiesto se avesse finito e lei mi ha risposto serafica di avere ancora un cuore (e non intendeva il suo, di cui sappiamo tutti sia immensamente dotata). In quel momento mi è apparsa un’ immagine; ho visto le sue piccole creaturine intente a mangiare le frattaglie e, lo ammetto, sono scoppiata a ridere...chiedo perdono alla madre prodiga!
Nel frattempo io mi sono dedicata al 63° Festival della Canzone Italiana. Dati i tempi lunghi penserete che abbia allestito io la scenografia, diretto il direttore d’orchestra e scritto i dialoghi per gli autori che poi hanno usato i miei per la coppia di presentatori. Non proprio, mi sono solo dilettata a guardarlo. Il legame con il Festival per me è atavico. Mia madre lo guardava da che ne ho memoria e dato che il legame tra me e lei è sempre stato musicale il Festival è un modo per celebrarlo di nuovo. E voi che ne pensate, siete contenti del vincitore? Io, vista la mia profonda esperienza sanremese (!), l’avevo individuato al primo ascolto. Aveva tutti i parametri per vincere la Kermesse. Detto questo; la sera della finale grande cena a casa di un’amica. Chiacchere, festival e cibo. Io ho portato questo plum-cake...motivo: 4 povere banane che imprecavano da giorni una degna morte. Spero l’abbiano trovata...
V.



3 banane mature
60 gr di olio di semi vari
60 gr di burro
170 gr di zucchero
2 uova
230 gr di farina 00
1/2 bustina di lievito per dolci
1 cucchiaino di cannella in polvere
250 gr di noci
1/2 cucchiaino di sale


Amalgamate il burro ammorbidito con lo zucchero e aggiungete al composto un uovo alla volta. Unite le banane, precedentemente passate allo schiacciapatate e amalgamate all’olio, la farina, il lievito, la cannella e il sale. Aggiungete le noci e mescolate con cura. Versate il composto in uno stampo per plum cake ed infornate in forno caldo a 200° per circa 1 ora. 





Con questa ricetta spero di partecipare al contest di Terra e farina

sabato 16 febbraio 2013

Quinto quarto in un cuore di pacchero....

...oggi: cuore! Avrei potuto postare il giorno di San Valentino...ma ho pensato non fosse il caso!!
Visto il cuore dal macellaio l'ho comprato...sono tornata a casa, ho aperto il pacchetto e ho iniziato ad osservarlo: è un qualcosa di diverso da un semplice pezzo di carne, come se vi fosse racchiuso un mistero...ha un suo fascino e così, non avendolo mai cucinato, ho iniziato a pensare ad una ricetta un po' più adatta a lui, che sapesse rappresentare la sua eleganza e il suo mistero...la sto facendo troppo lunga? Chissene: trovatevi davanti a un cuore e poi ne riparliamo...c'è un qualcosa di blasfemo nel tagliarlo a pezzettini...ma purtroppo l'ho fatto ed ecco il risultato. C.


Cosa serve:

1 cuore di vitellone (non l'ho pesato...)
2 porri
brandy
200g formaggio asiago
500g paccheri
400ml panna liquida
olio
sale
pepe

Privare il cuore di tutti i grassetti, delle cartilagini e delle corde tendinee e tagliarlo in piccoli quadratini. Sciacquare i porri, tagliarli a rondelle sottili e stufarli a fuoco molto basso con 4 cucchiai d'olio. Se vedete che tendono ad asciugarsi troppo aggiungere dell'acqua. Quando vedrete che si sono ammorbiditi, alzate la fiamma ed aggiungete il cuore. Saltare velocemente a fuoco vivo, sfumare con un goccio di brandy, aggiustare di sale e pepe. Far evaporare e spegnere il fuoco.
Grattugiare con una mandolina a fori larghi l'asiago.
Portare a bollore l'acqua, buttarvi i paccheri e lasciarli cuocere al dente...3 minuti prima del tempo di cottura scolarli.
Qui inizia il bello.  Allineare i paccheri in verticale e infilarvi all'interno un po' di asiago e poi il cuore insieme al porro, altro asiago fino a riempire il pacchero...andare avanti fino alla conclusione dei paccheri (un po' di pazienza!!).
Metterli in una pirofila ben stretti, cospargere con panna, parmigiano e un pizzico di sale.
In forno a 180° per 30-35 minuti. Quando vedrete che la panna si è asciugata un po', prima che si abbrustoliscano troppo sopra toglierli dal forno.
Per la foto ho preparato una mono porzione, le dosi sono per una pirofila ovale per 6 persone.


E questo è il cuore:



Con questa ricetta partecipo al contest di Cristina e Sabrina

venerdì 15 febbraio 2013

Profitterol

...ho iniziato a pensare a quale dolce potesse rappresentarmi per il contest di Il bosco di Alici...il vuoto...
I miei dolci preferiti sono quelli secchi, ma più secchi che non si può (...tipo le ciambelline la vino); i dolci caldi, possibilmente con la frutta (...torta di mele con quintalate di cannella); non amo la cioccolata; le creme le mangio per gola....ma non le amo particolarmente; il cioccolato...potrei farne a meno...e quale dolce vado a scegliere? Il profitterol: cioccolato, crema e freddo..
Anche la scelta contro i miei gusti rientra nel mio modo di essere: non ho le idee chiare...mai. 
Non ho avuto la fortuna di avere una passione fin da piccola: per arrivare dove sono ho percorso tante strade, preso sentieri e viottoli...l'unica certezza era avere dei figli, fare la mamma e poi la nonna (come scrissi in un tema alle elementari) e in questo sono stata accontentata...
Ho scelto il profitterol non tanto per il sapore quanto per il modo in cui è realizzato. Richiede precisione, quella che vorrei avere e non ho. E' esteticamente elegante, quello che vorrei essere e non sono...ma sotto sotto un difetto ce l'ha: quando lo si mangia esplode e diventa allegro, disordinato e molto meno elegante...e questa sono io! C.


Pasta choux:

150g farina00
100g burro
125ml latte
125ml acqua
4 uova
sale

Portare ad ebollizione il latte e l'acqua in una casseruola, unire il sale e il burro a pezzi.
Togliere la casseruola dal fuoco ed aggiungere a pioggia la farina setacciata, mescolare con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto omogeneo.
Mettere il composto di nuovo sul fuoco a fiamma bassa, mescolando sempre finché si staccherà dalle pareti. Trasferire il composto in una ciotola, farlo intiepidire ed aggiungere le uova uno alla volta.
Con una sac a èpoche disporre il composto in piccole pallottole ben distanziate su una teglia rivestita di carta forno.
Cuocere a 180° per 20-25 minuti.


Crema farcitura:

2 rossi d'uovo
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di farina
2 bicchieri di latte 
scorza di limone
125ml panna da montare

Con le fruste sbattere i tuorli con lo zucchero in un pentolino che possa andare sul fuoco. Ottenuto un composto spumoso aggiungere la farina e continuare a sbattere. Poco alla volta aggiungere anche il latte. Mettere un pezzo di scorza di limone. Portare sul fuoco e mescolando sempre con un cucchiaio di legno far ispessire la crema. Far raffreddare (per non far formare la pellicina o spolverizzare con un cucchiaio di zucchero o ricoprire con pellicola). Togliere la scorza di limone.
Montare la panna ed aggiungerla alla crema.

Per la copertura:

250g cioccolato fondente
250g panna

Tritare il cioccolato. Far scaldare la panna, senza portarla ad ebollizione. Aggiungere il cioccolato e far sciogliere. Mettere al fresco...sarà pronta quando rotolandovi un bignè farcito riesca a velarlo...

Farcire i bignè con l'aiuto di una sac a poche, rotolarli nella ganache al cioccolato e formarvi una piccola piramide....profitterol fatto!

Visto che la vera passione dei miei piccoli sono i bignè con la panna, con quelli in più ho fatto questi:





Con questa ricetta spero di partecipare al contest de Il bosco di Alici






mercoledì 13 febbraio 2013

Flan ricotta e pomodori

...non voglio esser smielenza e propinarvi cuori in anticipo...il cuore della ricetta non è per domani (anche se come idea non è da sottovalutare...), ma ho voluto far la ruffiana e dedicare il piatto a una mamma e a tre figlie (la Mediterranea Belfiore) che si stanno dando da fare per portare avanti un progetto che, visti i tempi, non credo sia di facile gestione...e poi ho sempre stimato chi riesce a trasmettere le proprie passioni nel lavoro. 
Ho letto la loro storia, ho acquistato qualche prodotto e con piacere ne parlo!
Dei due barattoli di pomodorini che avevo acquistato uno solo è stato trasformato in un piatto, l'altro è stato divorato dai bambini con mio marito che bofonchiava: "Non mangiate i pomodori d'estate e ora ve li litigate..."
Come ho scritto ieri sono una fan del prodotto di stagione, ma qui la differenza di sapori e profumi è nulla.
La ricetta non è mia (sempre per onestà), è stata presa da uno speciale di Sale e Pepe...riadattata per sfruttare i pomodori in barattolo.C.


Cosa serve (per una teglia da 21cm):

400g filetti di pomodoro
400g ricotta di pecora
3 uova
50g di provolone grattugiato
olio
sale
pepe
basilico (e qui la stagionalità va a farsi benedire..)

Accender il forno a 180°.
Ho scolato i pomodori e li ho frullati nel mixer. Li rovesciati in una padella con un filo d'olio e ho fatto restringere il sugo fino a che non si è ridotto della metà. Aggiustare di sale e pepe. 
Ho frullato la ricotta nel mixer con il provolone grattugiato e le uova. 
Unire il sugo di pomodori con la ricotta, versare in una tortiera unta d'olio e mettere in forno per circa 45 minuti.


...perdonate la foto: ho scoperto che fotografare i vasetti non è cosa facile...non potrei fare la pubblicitaria...



P.S. Non sono stat prezzolata...l'ho fatto col cuore...cri



martedì 12 febbraio 2013

Parmigiana di zucca

A me il Carnevale piace, l'ho scritto a non so chi in un commento qualche giorno fa. 
Siamo noi che siam tristi, non è la festa di per sè...noi italiani con la fama di popolo caldo, latino in realtà più rigido di uno stoccafisso...Non si balla mai: né ai matrimoni né alle feste...a me piacerebbe un sacco mascherarmi e dimenare il culone in giro per le strade...
Il brutto è che stiamo trasformando in piccoli stoccafissi anche i nostri figli: tutti con la mascherina comprata in serie...oggi a scuola dei miei c'erano sei (dico sei) ragazzine vestite da Brave (Ribelle...la roscia coll'orso), per non parlare degli Spiderman o dei Pokemon...nessun trucco in faccia, nessuna fantasia...
Vabbè...siamo arrivati all'ultimo giorno e mi sono accorta di non aver fritto nulla: quest'anno niente frappe né castagnole...ma chi non frigge martedì grasso non frigge tutto l'anno e mica si può!
Così ho unito l'utile al dilettevole e mi son regalata la Parmigiana di zucca...
Letto il contest di Home made ho iniziato a pensare a quale fosse il mio piatto del cuore...vista la mole di ricordi che son venuti fuori ho chiesto ai miei piccoli aiutanti e giustamente loro hanno risposto in coro: la Parmigiana di melanzane...in effetti...
In pochi la sanno fare ad ok: bella fritta e unta come deve essere...aborro quella con le melanzane che s'imbevono d'acqua e che sul piatto spurgano liquido invece d'olio..certi piatti nascono "grassi" e non possono esser trasformati in magri...
Da fanatica della stagionalità ho scelto la zucca...ne serve parecchia perché la resa è minima, ma il gioco vale la candela...C.


Cosa serve (per una teglia piccola):

500g zucca pulita
5 bocconcini di mozarella
parmigiano
burro
sale
olio per friggere

Mettere l'olio a scaldare in una padella per la frittura. Tagliare la zucca in fettine sottili, personalmente ho usato l'affettatrice. Friggerle per pochi minuti in olio bollente. Farle asciugare su della carta assorbente e lasciarle infilate in uno stuzzicadenti lungo affinché rimangano belle croccanti (metodo che usava, a parer mio, il miglior "realizzatore" di parmigiana di melanzane: un eritreo emigrato in Italia...).
Comporre la parmigiana: alternare ad uno strato di zucca , uno strato con la mozzarella, una spolverata di parmigiano, un pizzico di sale e qualche fiocchetto di burro. Continuare fino ad esaurimento ingredienti concludendo con uno strato di zucca. in forno a 180° per 20 minuti circa. servire tiepida.



Con questa ricetta partecipo al contest di Home made

lunedì 11 febbraio 2013

...giusto un pensiero

....oggi non posto. Sono cattolica, più o meno praticante, ma la notizia delle dimissioni del Papa mi ha colpito molto...non riesco ancora a darmi una risposta...non so se sia un gesto di grande amore o l'ammissione di un fallimento...non so se vi sia altro dietro o se sia solo il gesto di un uomo molto consapevole e onesto con se stesso e con i suoi fedeli...non so..resto così...in attesa...
Riporto una parte di un articolo scritto qualche giorno fa da Giuliano Ferrara su Il Foglio:
"..è o non è nello spirito di un uomo e di un uomo di chiesa come Ratzinger l’ipotesi di lasciare la sede petrina e destinare ad altri il pallio? Conoscere una persona è arte difficilissima. Intuire il campo del possibile aperto a una personalità superiore, a un’intelligenza e a un carattere provati dal passaggio di due secoli in una carriera apostolica mirabile, piena di cose forti, di svolte, di salti, eppure di robusta continuità teologica e culturale, pastorale ed etica, è impresa arditissima, votata a un quasi sicuro fallimento. Tuttavia all’amore non si comanda; ed è insieme, questo, un proverbio banalissimo e il cuore o uno dei cuori carnali della teologia cristiana e della pratica cristiana. Io penso che, se ci sia un Papa o un uomo capace di considerare possibile e scandalosamente opportuno un proprio ritiro, la dedica ad altro che non sia la cura della chiesa universale del proprio tempo, naturalmente nell’ambito di una successione ordinata e viva, carismaticamente certa di un risultato d’incremento della forza e della sicurezza di tratto nel governo della cattolicità, questo Papa si chiama Benedetto XVI e questo uomo si chiama Joseph Ratzinger....Ratzinger è uno che può dimettersi da Papa se ne ravveda le condizioni, anche del tutto a prescindere dalle sue condizioni psicofisiche. Come atto di libertà spirituale...Ma resta invece il punto, oggettivo, delle dimissioni eventuali del Papa, aperto da una terza domanda possibile: quale significato avrebbero? in che cosa potrebbero aiutare la chiesa e anche il mondo, che in un certo senso brillante ma non letterale è una sua dépendance? non sarebbe per assurdo un modo di rinnovare la chiesa, senza lasciarsi imporre la cosiddetta democratizzazione, e di farlo con una specie di raddoppio pericoloso e canonicamente incerto, ma storicamente fecondo, del carisma papale?..Un Papa che si dimette perché ritiene spiritualmente un dovere assecondare un rinnovamento e rilancio che non cancelli il suo stesso magistero, ma anzi lo rilanci, ha indirettamente la possibilità di influenzare con maggiore tempra e fondamento la successione (sceglie i tempi, offre un segno grande e terribile di vita extra-ordinaria della sua chiesa). Realizza un sogno personale: la cura, lo studio, la produzione di luce teologica senza i panni del pastore universale. Scombussola certezze tradizionali secolari, innova radicalmente, promuove un’età regnante che renda meno ingovernabile il popolo di Dio riunito nella casa ecclesiale, e toglie ogni lentezza, stanchezza o spirito difensivo alla casa romana di Pietro. L’azzardo è forte, la circostanza anche abbastanza inverosimile, un Pontefice che ha forza spirituale non rinuncia al “compito assegnatogli”, come dice Ratzinger. Chissà che un giorno al Papa non appaia come un raddoppio di quella forza il gesto sovrano e papocentrico delle dimissioni"...buona serata C.

domenica 10 febbraio 2013

Rollè dei poveri

...questa sera me la volevo evitare, poi Bubo mi ha detto: "Ma che te frega: il blog è tuo e posta quello che ti pare"...in effetti non ha tutti i torti e quindi rieccovi la milza: giuro che dopo questa con la milza stop!!
Perché Rollè dei poveri? L'idea è nata dal Rollè di branzino e scampi in foglie di lattuga che Barbieri ha mostrato l'altro giorno a Masterchef...una ricetta nobile per un riciclo povero...
...anche qui avrei dovuto creare una salsa d'accompagnamento, ma vi assicuro che cucinare per me non è cosa semplice: questo rollè è stato preparato mentre i bambini facevano il bagno, dopo esser tornati da una festa di carnevale, con il rischio d'allagamento di casa, con la sottoscritta mascherata da Dracula perché, dopo aver decretato la morte di due lenzuoli perché si erano fissati nel dovermi mascherare da mummia (cosa impossibile visto che sono tre nanerottoli), era la cosa più semplice da fare...insomma per la salsa non c'è stato il tempo, ma Bubo lo ha provato con la senape, con la salsa barbecue e con la soia...decretando come vincitrice la seconda...notte C.



Cosa serve:

150g milza
1/2 cipolla rossa
100g zucca pulita
100g provola
3 foglie di bieta
sale, olio

La spiegazione della milza me la evito, basta andare a vedere gli spring rolls...la pigrizia incombe!
Far soffriggere la cipolla con un filo d'olio, aggiungere la milza un pizzico di sale e cuocere velocemente per pochi minuti. Stufare la zucca tagliata a cubetti con un filo d'olio e un goccio d'acqua. Salare. 
Lessare per un minuto in acqua bollente tre foglie grandi di bieta giusto per farla ammorbidire.
Una volta tolte le foglie lasciare l'acqua in ebollizione.
Trasferire le foglie su un rettangolo di pellicola trasparente, formarvi un quadrato.
Stendervi sopra la milza, la zucca schiacciata con una forchetta e la provola grattuggiata.
Arrotolare le foglie con l'aiuto della pellicola e stringere come a voler formare una grande caramella.
Mettere il rollè nell'acqua bollente per circa 4 minuti. Togliere dall'acqua, aprire la pellicola e tagliare a fette.
L'idea di partenza era quella di accompagnare il rollè con una fonduta al formaggio...ma, vista la fretta,  non è venuta...


Mi piaceva la venatura della foglia...




....per il contest di Cristina e Sabrina