venerdì 30 maggio 2014

Crocchette di riso alla provatura

Per il contest l'Italia nel piatto sono tornata al diario della trisnonna, scegliendo una ricetta tipica della mia regione: le crocchette di riso alla provatura.
Di che si tratta?
La provatura è un formaggio a pasta filante tipico del Lazio e della Campania; vi dico cos'è, ma in realtà non l'ho mai mangiato, almeno coscientemente!
Potrei imbrogliare e dirvi che sono veramente a base di provatura, ma pare sia un formaggio in via d'estinzione: ho provato a cercarlo, ma immancabilmente mi è stato risposto: "Vorrà dire la provola!"
No, non voglio dire la provola...alla fine l'ho sostituito con quello che in un qualche modo lo ricorda di più: un semplice fiordilatte.
Cri


Triturate bene tre o quattro provature fresche (in mancanza di provatura si adopera altro formaggio fresco), spremetele leggermente in un pannolino e mettetele in una terrinetta, aggiungete ad esso due uova, quattro cucchiai di formaggio grattato, un po' di sale e pepe, un po' di prezzemolo trito e mischiate bene per formare una pasta compatta, alla quale in ultimo unirete un po' di prosciutto trito, senza grasso.
Fate cuocare 250 g di riso con acqua, sale, pepe, un po' di burro, un pochino di noce moscata e quando è cotto (badare che non sia liquido) conditelo con parmigiano, mischietelo bene perché divienga compatto, poi fatelo freddare. Con questo riso farete dei cosiddetti supplis, prendendone una cucchiaiata e, con un dito bagnato nell'uovo sbattuto, fare nel centro di esso un vuoto regolare nel quale porrete una pallottolina di provatura proporzionata in modo da potersi rinchiudere nell'involucro di riso. Bisogna che questa operazione sia fatta con garbo, se no , friggendo, la provatura scappa fuori. Quando tutte le crocchette saranno fatte, lasciatele rassodare un po', poi infornatele leggermente, immergetele una ad una nell'uovo sbattuto, impanatele (nel pangrattato gluetn free) e friggetele nell'olio. Se occorrono per un desinare di magro, si sopprime il prosciutto.


Con questa ricetta partecipo al contest l'Italia nel piatto...


...e visto che è venerdì al Gluten Free Friday

mercoledì 28 maggio 2014

White Rose Cake per il Re-Cake

Ognuno di noi ha la ricetta no, quella in cui ci si incaglia per un passaggio.
La mia non è tanto una ricetta quanto una base: il burro montato con lo zucchero.
Fallisco sempre e sempre mi sembra di aver fatto tutto alla perfezione.
Ma invecchiando ci si incaponisce e, per fortuna, si approfondisce.
Con questo dolce son partita scettica: troppo lontana dai miei gusti, ma una volta provata e apprezzata (!) ho capito che potevo far meglio e ho ritentato.
Il problema con le creme al burro è che mi impazziscono, nel momento in cui vado ad aggiungere le uova o altro ingrediente si straccia il composto.
Normalmente perseguo (perseverare è diabolico, lo so..) e concludo il dolce infornandolo come niente fosse.
Quello che si ottiene è si un dolce commestibile, ma troppo consistente e che trasuda unto.
Questa seconda volta è andato tutto perfetto e spiego cosa ho fatto...tanto la ricetta è la stessa!
cri


Questa la ricetta:


Ho tolto dal frigo in anticipo burro, yogurt e latte. 
Le uova le tengo fuori quindi nessun problema!
Burro a temperatura ambiente, morbido, cedevole alla pressione di un dito (tanto per esser chiari). 
L'ho lavorato con le fruste a velocità bassa per un minuto circa, ho aggiunto lo zucchero e continuato a lavorare.
Ho unito lo yogurt poco alla volta, aspettando che venisse amalgamato prima di aggiungerne di nuovo.
Stessa cosa con il latte.
Ho concluso alternando la farina col lievito e gli albumi leggermente sbattuti: sempre poco alla volta.
Purtroppo la seconda torta l'ho regalata e non ho potuto fotografarla da tagliata, ma credo che la differenza sia palese.

Prima versione: notare la compattezza dell'impasto.
Molto più alto e soffice

Per concludere. Probabilmente per molti è scontato, ma con questo tipo di impasti bisogna lavorare gli ingredienti tutti alla stessa temperatura e non lavorarli a lungo...almeno questa la mia esperienza!
Torta entrata nel quadernetto delle ricette. risultato approvato!!!

Con questa ricetta partecipo al Re-Cake di maggio con Elisa 

venerdì 23 maggio 2014

Polpette di ricotta e fave gluten free

Ho abbandonato il gluten free friday per un bel po' di tempo, come promesso oggi cerco di rimediare.
Spero di aver scelto bene che col gluten free m'incasino parecchio!
Cercando di cucinare il meno possibile, ho approfittato della comunione della nipote per preparare qualcosa da poter fotografare: tanto per dare un senso al blog!
Che palle!
Sono in una fase in cui vorrei vivere lontano da tutto e tutti, giusto i piccoli sopporto ancora: tutti gli altri mi danno noia!
Un casino se nasci ottimista: cerchi di sdrammatizzare sempre e comunque, ma quando è un continuo ad un certo punto non sai più a chi dare i resti e visto che non amo lamentarmi preferisco non comunicare...scelgo la via più semplice.
Chiusa nel mio mutismo mi sono trasformata in una piccola fulgida svuota casa: evidentemente anche gli oggetti mi danno noia!
Ho tolto comodini, scrivanie, quadri, vestiti, libri, dvd, cd...smisto tutto in pacchi: questo per l'amica, questo da vendere, questo per la Caritas, quest'altro per la discarica...
Continuo ad eliminare, ma sembra sempre di non riuscire a raggiungere il vuoto di cui ho bisogno.
L'unica stanza che può ritenersi salva è la cucina: lì ancora non ho messo mano, anche perché è l'unico posto in cui ho voglia di stare...a patto di stare da sola!!! Cri



Ingredienti (ricetta presa da uno speciale di Sale e Pepe):

300 g di ricotta di pecora, ben sgocciolata
2 uova
200 g di fave fresche sgranate
1 gambo di un cipollotto
40 g di pecorino o grana
12-18 fettine di salame tipo "Milano"
100 g di Maizena
olio d'oliva per friggere
sale e pepe

Separare i tuorli dagli albumi. Scottare per pochi secondi le fave in acqua bollente, scolatele e tenerne da parte alcune per guarnire.
Tritare le altre col gambo di cipollotto e impastarle con la ricotta, il grana, i tuorli, sale e pepe.
Preparare col composto tante polpettine, passarle nella maizena, poi negli albumi leggermente sbattuti e poi ancora nella maizena.
Friggerle nell'olio bollente, asciugarle su carta assorbente e decorarle con una fettina di salame ed una fava aiutandosi con uno stuzzicadenti.



Con questa ricetta aprtecipo al Gluten Free Friday


martedì 20 maggio 2014

Babà alla rosa con crema di rose e litchi per l'MTC 39


Mi sono presa un po' di pausa dalla cucina, ma al babà non rinuncio!
Ho dovuto aspettare la Prima Comunione della nipote per mettermi al lavoro visto che la dieta ferrea mi ha messo in panchina, ma l'idea è venuta il primo giorno, tanto che quando ho visto che la prima ricetta pubblicata (quella di Francesca) era a base di sciroppo di rose mi è venuto da ridere.
Sarà il mese che ha ispirato, ma ho visto che non sono stata l'unica...pace: visto le rose che ho sacrificato alla causa non ho cambiato idea.
Ho deciso di lavorare a mano, non usando la planetaria, per mettermi alla prova ed è stato un gran successo e anche una grande soddisfazione.
Il babà per me è da sempre ricetta tabù, visto che sono cresciuta con la leggenda che buono come quello che faceva nonna Milla non si poteva.
Ho anche la ricetta scritta da qualche parte e se la trovo la aggiungerò.
Per ora vi lascio la mia interpretazione.
Buon pomeriggio cri


Per la ricetta del babà (presa "para para" da Antonietta...ho fatto copia e incolla: la pigrizia...):

Ingredienti
300 g di farina bio tipo 0 Manitoba
3 uova cat a grandi
100 g di burro
100 g di latte
25 g di zucchero
10 g di lievito di birra
½ cucchiaino di sale fino

Lievitino

Sciogliere il lievito di birra con 50 g di latte tiepido e 1 cucchiaino di zucchero e impastarli con 70 g di farina, tutti presi dal totale degli ingredienti. Lasciar lievitare fino al raddoppio, coprendo la ciotola con un telo inumidito.

Primo impasto

Versare in una ciotola il resto della farina (230 g), fare la fontana, versarci il lievitino e le tre uova. Impastare schiacciando ripetutamente nella mano l’impasto per amalgamare le uova e aggiungere un cucchiaio alla volta di latte per ammorbidirlo un po’, man mano che se ne senta la necessità, facendo attenzione a non renderlo molle; poi impastare energicamente, sbattendolo verso la ciotola per una decina di minuti. Coprire e lasciar lievitare per 80/90 minuti e comunque fino al raddoppio.

Secondo impasto

In una ciotolina lavorare il burro a pomata, impastandolo con il restante zucchero (20 g) e il sale. Aggiungerlo al primo impasto  una cucchiaiata alla volta facendo  assorbire bene  prima di aggiungere  la successiva. Lavorare per 5 minuti nella ciotola, poi ribaltare l’impasto su un piano da lavoro e iniziare a lavorare energicamente piegandolo e sbattendolo più volte per 15/20 minuti. Qui bisogna avere tenacia e resistenza perché questa è quella fase in cui è possibile ottenere un babà spugnoso e morbido, capace di assorbire e trattenere la bagna.
Quando inizierà a staccarsi dalle mani e piegandolo manterrà una forma tondeggiante, senza collassare e vedremo l’accennarsi di bolle d’aria il nostro impasto è pronto.
Per poterlo sistemare agevolmente nello stampo preventivamente imburrato, staccare dalla massa dei pezzi di pasta schiacciandoli con pollice e indice, come volessimo strozzarli, ottenendo così 6 palline.
Una volta completato il giro, con l’indice  sigillare gli spazi tra una pallina e l’altra, coprire con un telo umido e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa per 2 ore, fino a triplicare di volume.
Accendere il forno  a 220°, raggiunta la temperatura infornare, abbassare a 200° e cuocere per 25 minuti.
Dopo circa 10 minuti di cottura coprire con un foglio di alluminio, per evitare che la superficie scurisca.
A cottura ultimata lasciar intiepidire per 15 minuti e capovolgere il babà possibilmente in una ciotola larga e bassa.


Per la bagna (la ricetta parte da qui):

800 g di petali di rose
1 l di acqua bollente
2 limoni
400 g di zucchero

Ho messo i petali nell'acqua bollente con il limone e ho lasciato macerare per due giorni.
Dopodiché ho strizzato bene prelevando tutto il liquido mettendolo a bollire con 400 g di zucchero e il succo di limone e lasciar sobbollire per circa 10 minuti.
Quando lo sciroppo si sarà intiepidito versarlo ad intervalli di 15/20 minuti sul babà, prelevando quello che fuoriesce fino a quando non sarà del tutto assorbito.

Per la crema di rose e litchi (per questa ho preso ispirazione da Pierre Hermé) :

2 tuorli
2 cucchiai di zucchero
400 ml di latte
1 cucchiaio di acqua di rose
10 litchi
1 foglio di gelatina

Sbattere i tuorli con lo zucchero e l'acqua di rose. Frullare la polpa dei litchi ed aggiungerla alle uova. Mettere il latte in un pentolino e scaldare senza portare ad ebollizione. Versare a filo sui tuorli e rimettere sul fuoco sempre girando fino a quando la crema non si sarà addensata (non superare gli 85 ° altrimenti la crema impazzisce). Passare attraverso un colino a maglie strette. Visto che la crema non si addenserà molto aggiungere un foglio di gelatina precedentemente ammollato in acqua fredda.

Per completare:

rosolio
gelatina di albicocche

Irrorare il babà col rosolio e spennellarlo con la gelatina di albicocche precedentemente scaldata.



Con questa ricetta aprtecipo all'MTC di maggio

venerdì 2 maggio 2014

MTC n.38 il vincitore è...ta taannn:

Non ci son storie: sempre scelto col cuore...posso stare lì, farmi 1000 foglietti dei pro e dei contro, analizzare, sviscerare..ma son quintoquartista dentro e sono i visceri che han scelto per me.
Ho letto la ricetta e ho pensato: è lei (l'avevo pensato di altre due o tre...ma è un'altra storia!).
E' passato un giorno, poi due...niente, sempre lei piantata in testa...e poi mica avevo capito che dovevo sceglier completamente da sola, pensavo "quelle" son giudichesse esperte mi consiglieranno loro...macché!
Tanto sapete chi è, inutile girarci sopra: the winner is Antonietta!!
Perché? 
Serve un perché?
Eccolo: ha dimostrato di conoscere la materia a fondo, ha lavorato più parti e in maniera diversa, ha costruito il piatto completamente da sola, auto producendosi tutto...ci mancava che sgozzasse il maiale con le sue mani (e secondo me non è che sia stato fatto tanto lontano), ha portato alla ribalta una grande ricetta di tradizione...e questo MTC è stato caratterizzato proprio da questo. 
Sono entrata nelle vostre cucine, nelle vostre case, ho letto tanti ricordi e avuto la conferma che la nostra cucina viene proprio da qui: dallo stare ai fornelli!
La maggior parte di noi ha imparato sul campo da nonne, nonni e madri: è un sapere che si passa da generazione in generazione e vorrei tanto che questa sfida ci ricordasse questa enorme ricchezza. 
Le nostre origini sono lì, abbiamo basi forti su cui sperimentare e lavorare...ma tutto inizia da lì.
Su quanto mi abbiate arricchito, su quanto abbia imparato e su quanto mi avete reso felice ho già detto ieri.
Che Antonietta si goda questo momento...che l'è dura!!! cri




giovedì 1 maggio 2014

Polpette di trippa per dire grazie

Prima di domani, prima di dirvi chi sarà il vincitore (decisione che mi costa una fatica enorme visto che sono una che tende ad accontentare tutti!) due semplici parole.
Un grazie a tutti voi, gruppo pazzesco.
 Ora che ho vissuto questa esperienza posso ribadire in maniera ancora più consapevole la mia gioia nell'aver vinto, perché ho capito a fondo cosa c'è dietro l'MTC e cosa lo rende così forte: ci siete voi, un gruppo di gente con la propria vita, i propri impegni che a fatica si riesce a ritagliare uno spazio in cui mettere in gioco le proprie manualità le proprie conoscenze, il proprio saper fare...e decide di condividerlo con sconosciuti che stanno dall'altra parte. 
Fascino del web o tristezza della realtà: su uno schermo ci si riesce ad aprire più che con il collega con cui si divide la scrivania: e vengon giù ricordi, sensazioni, emozioni...
Ringrazio Alessandra per avermi convinto ad accettare la sfida su questo tema, visto quello che ho scritto all'inizio, un po' di paura l'avevo, paura soprattutto di urtare la sensibilità di chi la pensa diversamente.
Sono cresciuta in una famiglia che ho sempre amato definire anarchico borghese: dove la libertà di espressione e di scelte non è stata mai messa in discussione...forse anche creando qualche problema a volte!
Per me si può vivere la propria vita esattamente come lo si vuole: non mi interessano i gusti di genere, di religione, di politica...non mi interessa come ti vesti, come cammini...come sei, chi sei. 
Questo non vuol dire che sia una santa, perché il commento ci scappa anche a me, ma resta lì sospeso, si dissolve il momento in cui l'ho pronunciato, non va ad inficiare il giudizio che ho sugli altri.
L'unica cosa a cui tengo e che mi fa montare un'ira che un erinnni a confronto è una donnetta è la mancanza di rispetto.
Non invadere il mio spazio, trattami come io tratto te o soprattutto come vorresti esser trattato tu e andremo d'accordo per la vita (e basterebbe questo piccolo accorgimento affinché funzionasse tutto molto meglio...ma l'ha già detto Qualcun altro molto prima di me!).
Rispetto anche delle scelte altrui...e visto che il dono della chiarezza come sapete non è il mio forte arrivo al dunque.
Per ringraziarvi tutti ringrazio una sola in particolar modo: Helga!
E' arrivata per prima, con le sue polpette di trippa, lei che è vegetariana, e lì ho capito che la scelta fatta da Ale era perfetta perché di gente che la pensa come me ce n'è e mi sono sentita più forte e più serena.
E ora godetevi questo giorno di riposo che domani si decide!! cri



La ricetta la trovate da lei.