giovedì 1 dicembre 2016

Zuppa di cipolle, farro e gambetto di Mario

Scrivessi come lui probabilmente avrei fatto altro (vuole essere un complimento), ma il bello tra noi due è questa differenza sostanziale: il logorroico e la muta di Portici.
A me Mario ha sempre fatto simpatia e quando l'ho conosciuto di persona mi ha colpito ancor di più. E' un omone, ma di una delicatezza più che femminile, soprattutto rispetto alla sottoscritta.
Avete presente quella canzone terribile di Zarrillo? Quella dell'elefante e la farfalla?
Ecco: me la dedicò un mio lui secoli fa. Lì per lì mi offesi, ma diciamo che non è che si discostò tanto dalla verità, non tanto per questioni di peso, ma per la mancanza totale di sensibilità della sottoscritta.
Abbiamo continuato a sentirci, ha tentato più e più volte un nuovo incontro, scontrandosi con la pigrizia e l'asocialità della sottoscritta. Poi alla fine ho fatto uno sforzo e lui che fa? Mi porta da un amico a comprare il pesce, mi riempie di doni e via veloce come il vento neanche il tempo di un caffè e devo dire la verità: quasi ci sono rimasta male, ma Mario è così. E' generoso di una generosità gratuita che raramente ho mai trovato in qualcuno. 
Oggi ho provato la tua zuppa, ma spero proprio di rivederti presto assieme a tua moglie e al tuo cane. Promesso!
La zuppa? Quando mi sono ritrovata ad affettare 1,5 kg di cipolle un po' ti ho odiato, mio marito ancor di più all'idea che sarebbe stata la sua cena ed invece? Sorpresa: è una zuppa leggerissima, le cipolle si disfano restando dolcissime e i pezzetti di gambetto sono perfetti nell'insieme.




la ricetta eccola, copiata pari pari:

Zuppa di cipolle, farro e gambetto (per 4 persone)
1,5 Kg di cipolle rosa (del tipo di Bassano), in alternativa una cipolla che sia dolce;
300 gr. gambetto di prosciutto dolce (per me di Parma);
3 cucchiai pieni di farro (decorticato per una maggior quantità di fibra) sminuzzato con un blender in più riprese;
Un paio di gambi di sedano ed un paio di carote + una carota piccola, una cipolla piccola ed un gambetto di sedano per il brodo di prosciutto;
Tre cucchiai di concentrato di pomodoro o in alternativa una buona conserva di pomodoro passato;

Preparazione
In una pentola con fondo antiaderente spessa faccio appassire in olio extra vergine di oliva (max 4 cucchiai scarsi) le cipolle tagliate piccolissime, le carote alla julienne (le ho tagliate a rondelle!), il sedano, anch'esso tagliato finissimo, cuocendo a fuoco basso e rigirando spesso con un mestolo di legno. Lascio andare per circa una 30' a fiamma lentissima facendo amalgamare il tutto. In parallelo, faccio la medesima operazione con la carota piccola, la cipolla ed il gambetto di sedano, facendo andare per una quindicina di minuti, terminati i quali, aggiungo 4-5 litri di acqua calda, i due cucchiai scarsi di concentrato di pomodoro ed il gambetto tagliato a pezzettoni ripulendolo delle parti di grasso in eccesso (in pratica questo è il lavoro più seccante e lungo se fatto con scrupolo).
Questo è il brodo di prosciutto che userò progressivamente, aggiungendolo alla zuppa.
Dopo una mezz'ora buona quindi aggiungo qule che resta del concentrato di pomodoro (un cucchiaio scarso), il farro ed i primi due mestoli di brodo di prosciutto avendo cura di non prendere il grasso che è affiorato nel frattempo.
Cottura 5 ore, a fuoco lentissimo, rigirando spesso ed aggiungendo man mano il brodo caldo quando la zuppa tende ad asciugarsi. L'uso di una pentola in ghisa è particolarmente apprezzato in questo caso e non per fighetteria quanto per maggiore facilità ad usare una fiamma bassa sfuttando al massimo le capacità conduttive del materiale.
Visto l'uso del prosciutto, la correzione con sale è in qualche caso d'obbligo ma lascio alla vostra prova d'assaggio la valutazione in merito. Inizialmente avevo anche pensato di frullarla la zuppa ma vi assicuro che le cipole in bocca si disfano dando una consistenza morbida, avvolgente con questa granularità accennata del farro che da consistenza e sostiene la dolcezza delle cipolle. Il pezzetto di prosciutto è il finale goloso.
Servire tiepida con un giro di olio a crudo e del bel pane caldo, magari fatto a casa. 

martedì 29 novembre 2016

Torta di riso per The Recipe-tionist

Cosa strana succede tra noi foodblogger. Spesso non ci conosciamo di persona e quindi colleghiamo un blog più a delle caratteristiche che ad un viso. Col tempo quelle che avevo voglia di conoscere per fortuna le ho conosciute, anche se ancora ne mancano molte all'appello.  Francesca ho avuto la fortuna di conoscerla.
Se penso a lei le prime cose che mi vengono in mente sono i suoi figli con le mazze da baseball, le sue vignette e la sua fantastica torta di riso. Non c'è Francesca in giro se manca la teglia rettangolare.
E quindi la scelta non poteva non ricadere su questa ricetta che però da trovare è stata un'impresa. 
Fra: dobbiamo farci un archivio, altrimenti è un casino!!!
Torta semplicissima, ma dai tempi lunghi. E' fantastica: l'ho mangiata per due giorni di seguito anche a pranzo e a cena.
Mio marito: "Non è che ti farà male?"
Io: "Ma no è come se fossi a dieta: solo riso"
Lui: "Solo risooooooo? Ma sei scema: un quadrato di questa ti fornisce le calorie di un'intera giornata!"
Pace...ormai le ho ingurgitate!




Ricetta (copiata pari pari):

Ingredienti:

1 l di latte fresco intero (meglio Alta Qualità)
2 uova intere e 4 tuorli
120 g Riso Arborio
150 g zucchero
200 g mandorle spelate
200 g amaretti
200 g cedro candito
burro e pangrattato per ungere la teglia


1° Giorno:
In una casseruola portare ad ebollizione 1 litro di latte intero, meglio se alta qualità. Appena bolle unire 120 gr di riso Arborio e 150 gr di zucchero. Lasciare cuocere per circa 30-40 minuti, mescolando di tanto in tanto. Poi spegnere il fuoco, lasciar raffreddare e riporre in frigorifero.

2° Giorno:
Tritare nel mixer  200 gr di amaretti con  200 gr di cedro candito poi sempre a mixer azionato unire 200 gr di mandorle, "mixare" fino ad ottenere il livello di tritatura preferito (a casa mia non piace tanto il cedro, per cui lo trito molto in modo che non si senta. Neanche a noi, ma così tritato è perfetto)
Unire il composto del mixer alla casseruola del latte, riso e zucchero e mescolare bene. 
A parte sbattere 4 tuorli e 2 uova intere ed unirli al composto, sempre mescolando bene.
Riporre la casseruola in frigo.

3° Giorno:
Preriscaldare il forno a 180 gradi.
Ungere con del burro una teglia rettangolare e spolverizzarla con pangrattato, togliendo quello in eccesso.
Mettere il composto nella teglia e infornarla per circa 30-40 minuti (dipende dal vs forno).
Una volta cotta lasciarla raffreddare poi coprirla con della carta d'alluminio e riporla in frigo almeno un paio d'ore, ma come dicevo prima ...MEGLIO FINO AL GIORNO DOPO!!!!


Con questa ricetta partecipo al The Recipe-tionist di Flavia

mercoledì 16 novembre 2016

Tiramivia

Quanto mi sono incavolata quando ho visto il tema della sfida!
Ale lo sa, una delle prime volte in cui mi ci stava mandando.
Susy: mannaggia a te! Stavi rischiando che mi giocassi il passo.
Ho vacillato, ma l'amore per l'Mtc è troppo forte per mollare. Sai cosa mi ha fatto incavolare?
Il bisogno di un tema. Inventarsi una storia dietro una ricetta mi pesa e mi pesa starne a parlare.
E poi mi vieni fuori col sexy! Non ho mai avuto mezzo poster in camera, mai una passione per un attore o un cantante. Non trovo sexy chi non conosco. Per me sexy è uno sguardo che mi si posa addosso, una mano che sfiora un oggetto, una conversazione brillante, una battuta che mi fa scoppiare in una risata...per definire sexy qualcuno devo avercelo davanti.
E allora? Mi sono messa lì a sforzarmi le meningi e sono andata indietro col tempo e l'unico che mi sia venuto in mente è Clarke Gable. Via col vento visto al cinema da bambina mi fece un effetto incredibile. Lui: il maschio Alfa. Quello che ti prende e ti fa perdere la testa per poi mollarti nella nebbia: "Domani è un altro giorno, si vedrà".
I perché.
La bagna non poteva non essere al whisky per le tendenze beone di Gable.
Le marasche richiamano il vestito rosso che le indossa per faro ingelosire.
Il cioccolato fondente la famosa terra di Tara.


Nota. Per fare questa fotografia ho rischiato un'intossicazione da nicotina, perché io che non fumo per creare l'effetto nebbia (che ovviamente non si vede) ho spippettato per 10 minuti la sigaretta elettronica di mio marito.

Tiramisù con savoiardi al cacao, bagna al wishky, marasche e cioccolato fondente

per la crema:
300 g di mascarpone (nel mio caso fatto in casa con la ricetta di Francesca)
300 ml di panna fresca montata
200 g di pate a bombe

per la pate a bombe:

100 g di tuorli
180 g di zucchero
50 ml di acqua

Sbattete i tuorli in una planetaria mantenendo una velocità moderata. In un pentolino portate uno sciroppo di acqua e zucchero a 121°. Raggiunta la temperatura versate lo sciroppo a filo sui tuorli mentre continuano a montare. Continuate a montare fino a che il composto non risulterà spumoso.


per il mascarpone:

per circa 300 g di mascarpone
Ingredienti:
500 ml di panna fresca al 35% di grassi
la punta di un cucchiaino di acido citrico oppure 1 cucchiaio di succo di limone
Cosa vi serve:
  • Una pentola
  • una ciotola di vetro
  • una frusta
  • un termometro
Versate la panna fresca in una ciotola di vetro o in un tegame di acciaio inox e fate cuocere a bagno maria fino a che non raggiunge la temperatura di 85°C.
A questo punto, unite il succo di limone e mescolate bene : la panna inizierà ad addensarsi
Continuate a cuocere a 85°C per circa 5 minuti, mescolando di tanto in tanto.

Togliete la ciotola dal bagno maria, coprite e fate raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigo, per 12 ore: al termine di questo riposo, la panna si sarà ulteriormente addensata.
Trasferitela in un colino a maglie fitte, rivestito di un canovaccio pulitissimo e posto sopra ad una ciotola o scodella.

Chiudete il canovaccio legando i quattro lembi con un elastico e appendetelo con un cucchiaio di legno sopra una pentola dai bordi alti -in modo che resti appeso- e che raccoglierà il siero che colerà durante il riposo.

Lasciate riposare altre 24 ore in frigorifero, alla fine la parte solida restante sarà il vostro mascarpone.
per la crema:

unite alla pate a bombe il mascarpone e la panna montata.




Savoiardi al cacao (dalla ricetta di Massari modificata, in realtà sono partita da questa, ma non avevo abbastanza uova, l'ho modificata seguendo le percentuali, ma ho perso tutti i conteggi, quindi vi lascio l'originale!):

130 g di tuorli 
60 g di zucchero semolato
1/4 di baccello di vaniglia ( i semini raschiati)
scorza di 1/2 limone grattugiata
240 g di albumi 
50 g di zuccheri semolato
80 g di farina 00
80 g di fecola di patate
10 g di cacao amaro

zucchero a velo per spolverare.

Preriscaldate il forno a 200°C.
rivestite due teglie con carta forno.
Setacciate la farina con la fecola e mettete da parte.
Montate nella ciotola della planetaria con la frusta a filo i tuorli con la prima parte di zucchero, la vaniglia e la scorza del limone per 12-25 minuti  a media velocità. In un altro contenitore montate con le fruste elettriche gli albumi con il resto dello zucchero a neve.
Incorporate le due masse: prima si amalgama 1/3 di albumi montati nei tuorli e si aggiunge 1/3 di farina, fecola e cacao setacciati, e si ripete per altre due volte, mescolando delicatamente, ma in modo da amalgamare bene tutto.
Non avendo bocchetta di metallo ho tagliato la sac a poche ad occhio e l'ho riempita con il composto.
Formate direttamente sulle teglie dei bastoncini di 10 cm di lunghezza. Spolverate con zucchero a velo e cuocete per circa 12 minuti con lo sportello del forno leggermente aperto.

per la bagna:

caffè espresso 
whisky (nel mio caso Macallan)

per terminare:

marasche sciroppate
cioccolato extra fondente al 70%

Alternate i savoiardi alla crema la mascarpone, alle marasche e al cioccolato tagliato grossolanamente al coltello


Con questa ricetta partecipo al MTChallenge n. 61

giovedì 3 novembre 2016

vade DIETRO... LA LASAGNA! IL NUOVO LIBRO DELL'MTCHALLENGE!


Giurin giuretto: chi è che ogni domenica che ha ospiti non sogna di preparare una lasagna che sia diversa???? Siamo arrivati noi a darvi tutte le idee possibili e immaginabili!

Da giovedì 4 Novembre in TUTTE le librerie d’Italia, su Amazon e su Feltrinelli troverete lo strabiliante “DIETRO LA LASAGNA”!

Dietro questo meraviglioso progetto c’è sempre lei, l’esplosiva Alessandra Gennaro che ha raccolto le migliori ricette della nostra community e le ha rese speciali grazie alle foto di Paolo Picciotto e alle illustrazioni (e allo styling!) di Mai Esteve!


Il sogno di tutte noi: vedere una teglia linda e pinta...e se non si fatica neanche meglio ancora, no?



Mi sbrodolo un po': la mia!! Grazie a Marina e Vittoria per la splendida realizzazione




Allora posso dirvi anche che, comprandone una copia, ci aiuterete a sostenere Piazza dei Mestieri uno splendido progetto, che accompagniamo ormai da 3 anni, che opera per sviluppare il potenziale, spesso nascosto, dei giovani durante la delicata fase che li porta dall’adolescenza alla vita adulta. Cliccate qui per avere ulteriori informazioni sul progetto.

Insomma…

VI ASPETTIAMO IN LIBRERIA GIOVEDI’!!!!!!!!!

E nel frattempo ci giunge notizia che siamo già i più venduti su Amazon!!!!



Casa editrice: Gribaudo (Gruppo Feltrinelli)
Testi: Alessandra Gennaro
Foto: Paolo Picciotto
Illustrazioni e styling: Mai Esteve
Costo: 14,90 euro
Pagine: 160


domenica 30 ottobre 2016

Torta rustica alle prugne secche per il The Recipe-tionist


Quanto ho visto che la The Recipe-tionist di questo mese era Maria Pia ho subito pensato: "Farò della carne!"; poi invece, visto il nome del blog, ho deciso di fare la sua torta di mele...ma la stessa idea l'abbiamo avuta in tante. Ormai la voglia di dolce c'era e così sono andata alla ricerca di ricette che mi potessero togliere dalla dispensa ingredienti che stazionavano da un po', tipo i datteri. 
Torta di mele e datteri...e te pareva: mica poteva essere una cosa semplice, bisogna andare in Israele a recuperare la confettura di datteri!
Presa da un moto di ribellione ho scelto una ricetta semplicissima, che a dire la verità mi lasciava anche un po' perplessa. Uno di quei dolci che finisco di mangiare solo io. Invece è perfetta: morbida e saporita. Facilissima. Mapi: grazie!




125 grammi di farina integrale (io di segale)
100 grammi di prugne disidratate
100 grammi di yogurt magro bianco
100 grammi di zucchero di canna  (io muscovado)
100 grammi di olio di girasole  (io extravergine di oliva)
2 uova
5 grammi di bicarbonato
cannella
noce moscata


Preriscaldate il forno a 180 °C in modalità statica e imburrate e infarinate una teglia del diametro di 20 cm.Tagliate le prugne a pezzetti e fate fondere il burro.
In una terrina mescolate la farina, lo zucchero, le spezie e il bicarbonato.
Aggiungete le uova, l'olio, lo yogurt e le prugne.
Versate il composto nella tortiera ed infornate per 35-40 minuti (prova stecchino).
Sformate il dolce su una gratella e fatelo raffreddare prima di servirlo. 

Dopo vi metto anche la fotografia della foto


Con questa ricetta partecipo al The Recipe-tionist di ottobre

venerdì 28 ottobre 2016

Fegato & cipolle on the rocks per il Master MTC il Lato B12 (Alta cucina e salute)




Con l'Mtc non si può mai star tranquilli, perché la sua ideatrice, Alessandra,  è una fucina d'idee. 
Una delle ultime sono i Master. Sono percorsi d'approfondimento in cui chi decide di partecipare viene accompagnato e aiutato nella realizzazione della ricetta.
Questa volta l'argomento riguarda il rapporto tra Cibo e Salute e l'importanza della vitamina B12 nella nostra alimentazione. E' stato un percorso molto stimolante. Noi partecipanti, 17, siamo stati accompagnati e seguiti da tre professionisti: il dottor Micheal Meyers, oncologo, la dottoressa Arianna Mazzetta, biologa e lo chef Sandro Sità, dell'Hotel Tarabella di Forte dei Marmi.

Devo fare tutta una serie di premesse. 
Primo: ringrazio Cristina per il titolo della ricetta, l'avrei chiamato Fegato cardinalizio, ma il suo è molto più indovinato.
Secondo: ho scelto il meno appetibile tra i piatti possibili e renderlo fotogenico non è stato semplice.
Terzo: la cosa che mi ha divertito di più è stato il confronto con i coordinatori e gli altri concorrenti. La vera forza del virtuale, quello che forse potrebbe migliorare la qualità dell'essere food blogger, è questo: la condivisione, le idee, i suggerimenti. Senza invidie e gelosie. In cucina è stato fatto tutto e raramente ci si inventa qualcosa di nuovo, un piatto nasce dalla fantasia e se riuscissimo ad ascolarrci l'un l'altro sarebbe un atteggiamento vincente.
Quarto (e poi mi stoppo): ho scelto il fegato perché non potevo non sceglierlo :-D ! E' uno degli alimenti più ricchi di vitamina B12 e avrei potuto cucinarlo in ogni modo e sarebbe comunque andata bene, ma ho cercato di preservare tutto il possibile della sua ricchezza optando per una cottura a bassa temperatura sottovuoto. Per i non professionisti come noi senza strumenti non è semplicissimo, come giustamente mi ha fatto notare lo chef Sità. Ho provato una rima volta sui fornelli, ma non è stato fattibile. In forno, a bagnomaria, ci sono riuscita. La cosa che mi ha dato più soddisfazione è stato il colore. So che a molti sembrerà stupido e superficiale, ma il fegato normalmente dopo la cottura diventa marrone, invece in questo caso era di un rosso vivo, affascinante. Sono disturbata, ma ne sono cosciente. La consistenza. Avevo paura che risultasse molliccio, invece ha una sua resistenza e consistenza che sono piacevoli.
A giudicare le nostre idee sarà lo chef Marco Visciola, chef del Ristorante Marin di Eataly a Genova.



Fegato & cipolle on the rocks (per 1 persona)

100 g di fegato di vitello
3 cipolle rosse di Tropea di piccole dimensioni
30 g di zucchero di canna
5 ml di aceto di mele
20 g di burro
sale
Inserite il fegato tagliato in fettine in un sacchetto per il sottovuoto e procedete alla cottura.
Ho raggiunto il mio scopo facendo cuocere il fegato a 63° a bagnomaria in forno con termometro a sonda per 3 ore. Nel frattempo preparate le cipolle. Fatele stufare lentamente sul fuoco con il burro, l’aceto e lo zucchero. Fate attenzione: devono restare sode e croccanti.
Accompagnate il fegato con le cipolle, dopo aver aggiustato di sale.
Per la presentazione ho scelto di disporre il fegato con le cipolle su una pietra arroventata.
L'idea me l'ha data mia madre, che in un ristorante di Nerano vide un impiattamento del genere con del tonno.

martedì 25 ottobre 2016

Tapas de cerdo

Dal maiale non si butta via nulla 
Senza parole passo alla ricetta per la sfida MTC numero 60.
Mai sono scioppata in questo periodo, credo anche tu, e ti evito tante parole.



TAPAS
Pancia di maiale alla birra con cavolo rosso stufato in agrodolce

400 g di pancia di maiale (la colpa nel ritardo del post è la sua. La pancia proviene da un maiale brado proveniente dalle Marche e ho dovuto aspettare la consegna)
350 ml di birra chiara
1 spicchio d'aglio
1 foglia di alloro
1 cucchiaino di miele agli agrumi
1/2 cipolla
1/2 carota
1 bacca di anice stellato
qualche grano di pepe selvatico del Madagascar (non voglio far la gastrofighetta: questo avevo e questo volevo provare)
sale


per il cavolo:

400 g di cavolo rosso
50 g di uvetta sultanina
1 cucchiaio di aceto di vino
strutto
sale


Accendete i forno a 130°.
Trasferite la pancia in un contenitore che possa andare in forno. Versatevi la birra e gli altri ingredienti. Coprite con un foglio di alluminio e fate cuocere per 6 ore circa.
Una volta pronta toglietela dal tegame, trasferitela in un altro piatto e adagiatevi un peso sopra in modo tale che fuoriescano tutti i succhi di cottura. Preferibilmente il giorno dopo, al momento di servire rimettetela in forno a 180° per 30 minuti.

Per il cavolo. Dopo aver lavato il cavolo tagliatelo a listarelle e trasferitelo in una padella con una noce di strutto, l'uvetta, lo zucchero e l'aceto. Portate sul fuoco e fate cuocere lentamente per circa 45 minuti. Eventualmente aggiungete dell'acqua nel caso fosse necessario. Aggiustate di sale.

Servite la pancia con il cavolo stufato.



PINCHOS
Pallotte cacio e ova ai funghi porcini con salsa al prezzemolo

100 g di pecorino grattugiato 
1 uovo
50 g di pane raffermo
30 g di porcini 
strutto per friggere

Passate tutto al mixer fino ad ottenere un composto lavorabile. Lasciate riposare per circa 30 minuti e poi ricavatene delle pallotte che andrete a friggere nello strutto.

Servite con funghi prataioli glassati e salsa al prezzemolo.

Per la salsa al prezzemolo da Escoffier:

1/2 litro di salsa al burro
100 ml di infuso al prezzemolo
prezzemolo tritato

Per la salsa al burro: amalgamate 45 g di farina con 45 g di burro fuso. Bagnate, d'un colpo, con 7 decilitri di acqua bollente salata con 7 grammi di sale, mescolate velocemente con la frusta, aggiungete la legatura composta da 5 tuorli d'uovo stemperati con un cucchiaio e mezzo di panna e un filo di succo di limone. Passate al setaccio fine, rifinite la salsa aggiungendo, fuori dal fuoco, 300 g di burro.
Per l'infuso al prezzemolo: tritate le foglie e le radici di un mazzetto di prezzemolo. Versatevi sopra dell'acqua bollente e lasciate in infusione per 5-7 minuti.




MONTADITOS
Bruschetta con pane al farro e fagioli con le cotiche

200 g di fagioli bianchi di Montefiorino
1 carota
1 cipolla
1 costa di sedano
cotenna di maiale
olio concentrato di pomodoro
olio extra vergine di oliva
sale
peperoncino

Lasciate in ammollo i fagioli per una notte. Il giorno dopo trasferiteli in acqua fredda e fateli cuocere con la cipolla, la carota, il sedano e la cotenna. Una volta pronti trasferiteli in un tegame in cui avrete soffritto la cipolla con un cucchiaio di concentrato di pomodoro. Unite parte del liquido di cottura. Fate cuocere per circa 40 minuti e servite con del pane di farro.


Pane al farro:

300 g di farina di farro
200 g di farina di grano tenero
330 g di acqua
7 g di lievito disidratato
1 cucchiaino di malto
1 cucchiaino di sale
semi di lino

Trasferite gli ingredienti in planetaria e lavorate l'impasto per 10 minuti. Fate lievitare fino al raddoppio dopo aver coperto la ciotola. Sgonfiate l'impasto e fate lievitare una seconda volta.
Date la forma desiderata e trasferite in forno a 220° per circa 40 minuti.



giovedì 6 ottobre 2016

Minestra di ceci con salsa alle acciughe

Mannaggia a me e alla mia disorganizzazione mentale. 
M'incasino la vita sempre e comunque. 
Vorrei fare le cose con calma, preparo liste, scrivo sull'agenda ma nun gliela fo. 
E' più forte di me: ho tutto in testa, ma devo sempre ridurmi all'ultimo minuto.
Quanto vorrei esser nata precisa. A volte provo a contrastare la mia indole: parto alla riscossa e faccio il vuoto. Smonto armadi, butto roba vecchia, mi metto a zappare. Voglio vedere pulito intorno a me. Tempo due giorni è tutto uguale a prima. Come con la macchina. Appena ritirata pensi tra te e te: "Questa volta starò più attenta". Passa un giorno e butti per terra, al posto del passeggero, uno scontrino. Poi lasci un sacchetto. Poi un libro. Oggi c'erano: una pianta, un paio d'occhiali rotti, una bottiglia d'acqua grande, una borraccia, un piumino nella bacinella dei panni, due sacche del nuoto, tre zaini, due grembiuli, tre felpe da maschio e un golf da femmina, dei libri...e altro.
Anche questo post è confuso, ma pace. Il succo è che ho partecipato al The recipe-tionist di settembre con una ricetta di cui non ho più trovato le foto, la santa creatrice del gioco mi ha dato qualche altro giorno per cucinare di nuovo e postare: "Tranquilla: domani te la mando". 
Ne sono passati cinque di giorni. Non c'è verso!




300 g di ceci secchi
1 gambo di sedano
1 carota
1/2 cipolla
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
2 l di acqua
rosmarino
1/2 spicchio d'aglio
sale

Per la salsa:

una noce di burro
2 alici

Mettete i ceci a bagno per almeno 12 ore.
Trascorso questo tempo trasferiteli in una pentola con l'olio, la cipolla tritata, l'aglio, la carota a pezzetti e il sedano tritato grossolanamente. Fate rosolare leggermente poi aggiungete l'acqua, il sale e il rosmarino e fate cuocere per circa 3 ore, facendo sobbollire lentamente. Una volta che i ceci saranno teneri frullate il tutto e, se la desiderate più liscia, passatela al setaccio. Servitela poi con un filo d'olio buono.
In un pentolino fate sciogliere il burro e unitevi le alici. Fatevele sciogliere. Servite la minestra con il burro alle alici.
Con questa ricetta partecipo al gioco di Flavia



domenica 18 settembre 2016

Gnocchi fritti ripieni di pera con fonduta al gorgonzola

...na cosa leggerina, insomma!
Mi sono letta e riletta il regolamento: la frittura non viene nominata e così ho osato. 
Cose al solito non mi sono inventata nulla, visto che di gnocchi fritti è pieno il web. 
La mia versione li trasforma in un aperitivo semplice, ma allo stesso tempo un po' fighetto. 
Peccato che non sappia fotografare e che abbia anche fracassato al suolo la reflex,  perché uno scatto fatto bene avrebbe reso il piatto molto più attraente. 
Quale patata? Sono andata sulla rossa, come suggerito da Annarita, vincitrice del MTC 58,  nel suo bellissimo post. 
Per la cottura, non avendo il microonde e non potendo accendere il forno per evitare contestazioni da parte del marito (perché i mariti odiano il forno?? I misteri della vita), ho scelto il barbecue. 
Le ho lasciate cuocere una 40ina di minuti così in semplicità, per cottura indiretta, senza carta argentata.
No ho usato l'uovo perché a casa nostra gli gnocchi con l'uovo sono quasi un insulto alla cucina, ma da quello che ho capito a riguardo ci sono diverse scuole di pensiero. In più, in questo caso in particolare, anche se la ricetta originale lo prevedeva non avrei potuto aggiungerlo altrimenti avrei ottenuto una consistenza troppo morbida che non mi avrebbe permesso la tenuta in frittura.
Annarita prometto che poi procedo con altre due versioni: questo è solo l'inizio!


Per gli gnocchi ripieni:

600 g di patate rosse
100 g di farina (non ne hanno richiesta di più)
90 g di perra
10 g di burro

Per la fonduta al gorgonzola:

70 g di gorgonzola
50 ml di latte intero

olio per friggere

Fate cuocere le patate. Nel mio caso le ho messe nel barbecue e cotte in maniera indiretta per 40 minuti circa. Visto che non tutti hanno questo strumento, vi consiglio di leggere il post di Annarita, in cui ci sono vari trucchi anche per quanto riguarda la cottura.
Una volta cotte sbucciatele e passatele allo schiaccia patate. Unite la farina necessaria...quanta "ne chiama" lo gnocco. 
Tagliate la pera a cubetti e passatela in padella col burro, facendola leggermente caramellare.
Fatela raffreddare e poi inseritela all'interno degli gnocchi.


Preparate la fonduta. Fate sciogliere a bagnomaria il gorgonzola con il latte fino a quando non risulterà cremoso.
Portate l'olio a 180° e friggete gli gnocchi. Serviteli con la fonduta.




Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge N.59

lunedì 5 settembre 2016

Brioche con marmellata di pesche

- 7. Una settimana esatta e come tutti gli anni anche questa volta la stessa storia:

"Mamma cosa gli dico alla maestra che non ho fatto i compiti delle vacanze?"

Una madre saggia e responsabile si sarebbe preoccupata che ciò non avvenisse. Si sarebbe messa lì, durante l'estate, ogni giorno seduta accanto ai suoi tre figlioletti a controllarli che facessero i compiti. Ecco, bravi: una madre saggia e responsabile...NON IO.
Vengo da una generazione in cui le madri non ci pensavano proprio a mettersi a fare i compiti coi figli, neanche durante l'anno scolastico. Se andavi bene eri bravo, se andavi male problemi tuoi. 
Anche perché a casa mia la scuola faceva parte dei doveri di un figlio e bene o male, senza aiuti di mammà, ce la siamo tutti e tre cavata.
Ora sembra non sia possibile. Per principio seduta al tavolo a fare i compiti non mi ci metto, ma vagolo in cucina e cerco di stare dietro a tutti e tre. Apro parentesi: ci fosse verso che se li vanno a fare ognuno per conto suo. No: tutti insieme e vi assicuro che gestirli non è cosa semplice. Finisce sempre che mi ritrovo la bava alla bocca e non potete immaginare quanti strumenti da cucina abbia distrutto per non accanirmi su di loro che:
  • piangono se non gli do retta (la piccola)
  • suggeriscono al fratello piccolo il risultato (il grande)
  • prendono in giro la piccola che non sa leggere (il grande e il medio)

Tutto questo fatto alla velocità della luce, per il fantastico nuoto che ci aspetta quasi tutti i giorni e al quale, a detta del padre non si può rinunciare. Ma ci tornerò.
Per farla breve. Reduce da 9 mesi di compiti pomeridiani NUN GLIELA FO, mi vengono letteralmente i conati anche perché chi scrive i compiti delle vacanze ci si mette d'impegno per essere odiato. 
A fine anno ogni volta ci provo:
"Guardi maestra a me i libri non interessano, tanto poi so che non verranno fatti. Soldi buttati e basta"
Basta questa frase per vedere tutto il disprezzo sulla faccia della maestra. Ti senti una merdina in un nano secondo e metti mano al portafoglio.



I miei figli alla visione delle prime due pagine, terza elementare e quinta, esclamano: 

"Mica siamo deficienti!"

Perché in effetti l'impressione che si ha è che li considerino tali e che l'educazione scolastica ormai serva quasi più a farti diventare scaltro che colto.

Compiti di V elementare

E quindi anche quest'anno niente compiti e ora arriva la richiesta di trovare una scusa.
L'anno scorso venne fuori che accidentalmente usai il libro di un figlio per far partire il fuoco in giardino. Detta così sembra una balla grande quanto una casa ed invece è roba vera.
Mentre il libro era lì che cominciava a bruciare il proprietario ha lanciato un urlo di sgomento:

"Mamma: che hai fatto!"

Dire alla maestra che ero stata non si poteva fare e così la colpa ricadde sul fratello grande. Che a ripensarci sarebbe stato meglio far passare l'immagine di una madre demente piuttosto che quella di un figlio 9enne piromane che gioca col fuoco senza controllo.
E ora? Il 12 cosa m'invento? Pace: problemi loro!!



I compiti non glieli faccio fare, ma la colazione si:

Brioche con marmellata di pesche (per 10 persone). Impasto base con variante della Torta di rose di Federica:

120 ml di latte a temperatura ambiente
12 g di lievito di birra (visto che fa caldo ne metto di meno, circa 7 g)
300g di farina forte tipo manitoba
200g di farina tipo “00”
3 uova

50g di zucchero semolato

1 cucchiaio di maraschino (o grappa, brandy, rum…) amaretto di Saronno

40g di burro, ammorbidito e fatto a piccoli pezzetti



Per farcire: 

marmellata di pesche (la mia è fatta in casa: non uso metodi particolari. La classica cosa fatta ad occhio. Frutta buona, in questo caso delle pesche percoche, ben matura. Lo zucchero in base alla dolcezza della frutta e qualche goccia di limone per non farla scurire)

Sbriciolate il lievito di birra nel latte e mescolate bene per farlo sciogliere.
Nella ciotola dell’impastatrice mettete le farine, le uova, lo zucchero, l'amaretto di Saronno e il latte con il lievito sciolto. Montate il gancio a foglia e impastate per 5 minuti, finché l’impasto si stacca dalle pareti della ciotola.
Togliete il gancio a foglia e montate quello a uncino.
Aggiungete i pezzettini di burro uno alla volta impastando, a velocità bassa. 
Quando avete unito tutto il burro impastate alla massima velocità per 8 minuti, otterrete un impasto bello sodo.
Se impastate a mano: unite tutti gli ingredienti, a parte il burro, in una ciotola e impastateli per 5-6 minuti con forza. Unite poi il burro, un pezzetto alla volta, e impastate per farlo assorbire tutto. Una volta che l’impasto ha assorbito tutto il burro impastate energicamente per una decina di minuti per ottenere una pasta bella soda.
Fate lievitare 90 minuti coperto da un panno bagnato o comunque fino al raddoppio.
Stendete la pasta e ricavate dei cerchi con un coppapasta della dimensione di un  hamburger (tanto per intenderci!). Mettete al centro un cucchiaio di marmellata e chiudete come se fosse un calzone.
Trasferite i cerchi così preparati in uno stampo da plumcake imburrato da 30 cm. 
Dovranno essere l'uno vicino all'altro.
Coprite e fate lievitare fino a che l'impasto non sarà raddoppiato.

Accendete il forno a 180°.
Spennellate con il tuorlo sbattuto con il latte e cuocete per 30 minuti circa.
Volendo potete spolverizzare con mandorle in lamelle o granella di zucchero.


Con questa ricetta partecipo al contest Pesca & Friends promosso da www.thetuscany.net, www.gustarviaggiando.civico20.it e www.egnews.it





venerdì 19 agosto 2016

Insalatina autunnale di tinca con finferli e more

Inutile che vi rifaccio tutta la storiella. Come ho scritto ieri la gita a Trevignano ha fruttato due lucci e una tinca. Alla sfilettatura della seconda sono entrata un po' nel panico: praticamente non ha carne, rispetto alla grandezza del corpo mi aspettavo molto di più. Ma soprattutto, al taglio, quello che mi ha colpito è il profumo. Ho un problema di olfatto  e così ho chiamato mio figlio per vare conferma: "Cosa senti?" Odore di bosco e funghi. Ok: l'olfatto non va così male. e da qui ho sviluppato la ricetta, che poi tanto ricetta neanche è. Ho chiesto ad Anna Maria se il pesce d'acqua dolce potesse servirsi crudo e in effetti no in quanto può esser presente una tenia.Non avendo abbattitore ho surgelato in freezer per 48 ore e spero di aver evitato qualsiasi rischio.
Visto che nell'altra ricetta avevo trascurato il Bagoss, che ha un sapore molto forte, ho deciso di utilizzarlo in questo piatto per dare carattere e sapidità.



Insalatina di tinca con finferli e more (facile- 15 minuti più 48 ore in freezer più 15 minuti per la marinatura della tinca):

1 filetto di tinca pulito e spinato
more
finferli
nocciole
Bagoss
sale

Frullate 5-6 more con 10 ml di olio extra vergine di oliva. Conditevi la tinca che avrete tagliato a fettine sottili. Lasciate marinare per 15 minuti. 
Completate l'insalatina con finferli tagliati a lamelle, qualche nocciola e delle fettine di Bagoss. Aggiustate di sale e servite. 

Con questa ricetta partecipo al contest organizzato dall'Associazione Italiana Foodblogger 

giovedì 18 agosto 2016

Zuppetta di polenta allo zafferano con luccio in oliocottura

Ho dovuto studiare per cercare di cavare fuori qualcosa di decente. Leggendo ho scoperto cose che non sapevo riguardo i pesci di acqua dolce. Ringrazio l'Associazione Foodblogger Italiani per avermi dato l'opportunità di mettermi alla prova. 
L'importanza che il pesce d'acqua dolce ha rivestito per secoli nella storia dell'alimentazione, l'impatto ambientale sugli ecosistemi dei fiumi e dei laghi, la scomparsa di molte specie autoctone, la difficoltà di trovarlo in cucina. Strano come il come mangiamo sia continuamente in evoluzione, legate al territorio e ai cambiamenti che questo subisce. Di laghi ne ho parecchi vicini, ma a casa mia c'è stata sempre una sorta di repulsione nei confronti del pesce di lago: troppe spine. 
Questa la critica più frequente. Giusto i filetti di coregone fritto o le trote preparate da nonna. Per il resto il nulla. I capitoni ci venivano regalati vivi, occupavano la vasca da bagno per una quindicina di giorni e poi morivano: nessuno di noi aveva il coraggio di ucciderli e così in pentola non ci finivano mai. 
Inizialmente ho cominciato a telefonare a destra e sinistra, alla ricerca di qualcosa di "speciale". Poi ho pensato fosse più giusto giocare in casa e sono andata a Trevignano. Ho trovato il luccio e la tinca. Non è stato semplice spiegare al pescivendolo che li volevo interi: li vendono solo sfilettati e ne capisco il motivo. L'unica difficoltà che ho incontrato è stata proprio la presenza di spine, prima o poi mi farò insegnare il trucco per toglierle tutte.
Ho provato qualche piatto, ma con scarsi risultati. Il pesce di lago è molto delicato, ma con un sapore ben caratteristico che non avevo voglia di coprire.
Per il luccio ho scelto la compagnia con alcuni ingredienti che mi sono stati inviati: la polenta delle Farine Tipiche del Garda di Bedizzole, una farina di mais che viene macinata integralmente, germe compreso; l'olio extra vergine di oliva Garda DOP  , dagli aromi leggeri ed equilibrati; il cappero di Gargnano; lo zafferano di Pozzolengo e il RosaMara, un vino rosè dell'Azienda Costaripa. La caratteristica di tutti questi ingredienti è che ognuno di loro presenta una ricchezza di profumi ben marcata che avevo paura potesse sovrastare sulla delicatezza del pesce.
Per cercare di creare armonia in piatto che volevo fosse fresco, vista la stagione, ho pensato ad una zuppetta di polenta accompagnata, oltre che dal luccio, anche da alcune verdure dell'orto.



Zuppetta di polenta con luccio in olio cottura al profumo di cappero

luccio in olio cottura (grazie all'articolo di Leandro Luppi) (per 1 persona, 40 minuti, facile):

100 g di filetto di luccio pulito e privato delle spine 
80 ml di olio extra vergine di oliva Garda DOP
10 capperi

Scaldate l'olio con i capperi fino alla temperatura di 65°. Aggiungete il luccio tagliato in quadrotti e fate cuocere per 20-25 minuti. Ho utilizzato un termometro in modo tale da regolare la temperatura.  fine cottura la carne dovrà presentarsi bianca.



zuppetta di polenta (per 1 persona, 50 minuti, facile):

130 g di patate
15 g di cipolla rossa 
40 g di farina di mais delle Farine Tipiche di Bedizzole
1 cucchiaio d'olio extra vergine Garda DOP
Rosamara vino rosè per sfumare
zafferano di Pozzolengo
acqua
sale

Tritate la cipolla e fatela stufare con l'olio. Aggiungete la patata tagliata in tocchetti e sfumate col vino. Aggiungete 350 ml di acqua e la farina di mais. Fate cuocere, girando spesso, per 50 minuti. Se dovesse risultare troppo densa aggiungete altra acqua. Cinque minuti prima del termine della cottura stemperate lo zafferano (non sono riuscita a pesarlo, un pizzico di pistilli) in poca acqua calda e aggiungetelo alla polenta. Frullate il tutto ed aggiustate di sale. 

per completare:

1 piccola zucchina
1 fiore di zucca
1 pomodoro datterino
capperi della cottura del pesce
olio extra vergine di oliva
sale

Tagliate la zucchina a brunoise e fatela stufare velocemente in un filo d'olio. Debve restare croccante.
Tagliate a brunoise il pomodoro e a julienne il fiore.
Condite la zuppetta di polenta con dei quadratini di luccio e le verdure.