lunedì 22 febbraio 2016

Animelle fritte con salsa Teriyaki al miele

Come nasce una ricetta o, meglio, una non ricetta.
 Domenica notte nel buio nel lettone circondata dai figli malati tipo lazzaretto, interpello mio marito:
- "Posso chiederti una cosa?"
Lui: "Sgrpfff", grugnito simil animalesco.
- "Secondo te la salsa che sta sopra al manzo caramellato del jappa ha il miele dentro"
Lui: "Ma che ti sei rinco...ita?"
Oggi con tutti i figli malati a casa e interiora che continuano ad invadermi il frigo senza la possibilità di fare la spesa vado d'improvvisazione. 
Mio marito va al lavoro lanciandomi un monito: "Per favore, vabbè che mi piacciono, ma non mi far trovare cervella e animelle anche stasera"
I miei figli sono dei santi, ma dopo avergli fatto ingoiare miele e curcuma a forza (mannaggia a voi!) non posso pretendere molto altro. C'è solo il medio che è in fase pimpante e così il piatto viene costruito per lui.
Prendo le animelle rimaste, le impano all'inglese (farina-uovo-pangrattato), le friggo e gliele propongo con la salsa che a lui piace spacciandole per pollo.
"Mamma", dopo l'assaggio, "lo so che non è pollo, ma va bene lo stesso: sono buone!"
Per Eleonora e Michael ecco la mia proposta salata.



Ingredienti per le animelle fritte:

150 g di animelle già spurgate, lessate e spellate
farina
1 uovo
pangrattato

olio di semi d'arachide per friggere


Passate le animelle tagliate nella farina, poi nell'uovo e infine nel pangrattato.
Scaldate l'olio portandolo a temperatura e friggete le animelle giusto il tempo di dorarle.

Ingredienti per la salsa teriyaki al miele:

50 ml di salsa di soia
60 ml di succo d'arancia rossa
1 cucchiaino di mirin
4 cucchiaini di miele millefiori
1 cucchiaino di olio di sesamo
1 cucchiaino di semi di sesamo



Unite tutti gli ingredienti in un pentolino, filtrando il succo d'arancia, eccetto i semi di sesamo.
Portate sul fuco e fate restringere fino a quando non avrà raggiunto una consistenza vischiosa.

Tostate i semi di sesamo in una padella facendo attenzione a non bruciarli altrimenti diventano amari.

Servite le animelle con la salsa e i semi.



Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge n.54

domenica 21 febbraio 2016

Vincisgrassi

A volte mi chiedo: chi te lo fa fare? Probabilmente, ed è la prima risposta: l'ignoranza.
"Mancano contributi per la Giornata Nazionale dedicata ai Vincisgrassi": questo l'appello dell'Associazione Italiana Foodblogger.
Penso tra me: "Se po' fa'"
Mannaggia a me! Alla ricerca del quinto quarto necessario, visto che il mio macellaio non esiste più, smobilito il top del top. Mi rivolgo alla Bottega Liberati. Faccio l'ordine e resto in attesa, in trepidante attesa.
Ad un certo punto le speranze svaniscono, mi lancio in appelli oltre regione, quando finalmente venerdì sera ricevo la telefonata: "Abbiamo tutto"
Visto che il sabato mattina non è per me una giornata semplice, completamente fuori gioco negli accompagni dei figli, mi sveglio presto e mi presento, assieme alla piccola sanguisuga, nel negozio dei miei sogni.
Tutto pronto, carne meravigliosa, origine certificata, allevamento di provenienza segnalato sull'etichetta: amore a prima vista.
Tornata a casa lascio in acqua filoni, animelle e cervello e riparto.
Dopo i vari accompagni e la preparazione del pranzo comincia il lavoro.
Poi uno si chiede perché le frattaglie stiano scomparendo dalle nostre tavole. 
Semplice: richiedono tempo.
Le origini dei vincisgrassi sono incerte. Leggenda vuole che il cuoco personale di un generale austriaco, Windisch Graetz, presente ad Ancona nel 1799 durante le guerre napoleoniche avesse inventato il piatto, di cui il generale s'innamorò.
In realtà le prime testimonianze della ricetta originale si ritrovano nel Cuoco Maceratese (1784) di Antonio Nebbia in cui compare una "salsa per il princisgras", salsa ricca degna di un principe.
Probabilmente il generale effettivamente apprezzò il piatto e ne favorì la diffusione.
Ho guardato in giro e ve ne sono molteplici versioni. In quelle più moderne scompaiono le frattaglie per lasciare il posto alla carne trita.
Anche nella composizione della pasta vi sono diverse interpretazioni, come la presenza del semolino o del vin santo, ho optato per una normale sfoglia all'uovo.
Ho pensato che nell'ottica del recupero delle nostre tradizioni fosse meglio cercare di avvicinarsi, per quanto possibile, all'originale. Ovviamente come ogni piatto tipico vi sono molteplici varianti, legate al saper fare di ogni famiglia.
Sono curiosa di vedere la versione di Mariangela, ambasciatrice della giornata.

Ingredienti (per 6 persone). Ricetta di Roberta Schira da Il Libro delle frattaglie:

150 g di rigaglie di pollo (durelli, cuore e fegato)
150 g di cervella e schienali
100 g di animelle di vitello
70 g di pancetta tritata
1 cipolla
1 carota
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 l di besciamella (latte, burro, farina, sale e noce moscata)
latte
grana grattugiato
burro
sale e pepe

*Per il court boullin. Portate ad ebollizione un litro d'acqua con una carota tagliata a rondelle, una cipolla tagliata, un gambo di prezzemolo, un cucchiaino di sale grosso e 25 ml di aceto bianco. Infine qualche grano di pepe. 

Per la pasta:

240 g di semola rimacinata di grano duro
60 g di farina di grano tenero 0
3 uova

Per la preparazione delle frattaglie.
Lasciate sotto l'acqua corrente le animelle per 5 ore circa.
Lasciate il cervello in acqua tiepida per un'ora. Poi spellatelo, rimettetelo in acqua fredda, cambiandola più volte fino a quanto non vi saranno più tracce di sangue.

Cervello prima dell'ammollo in acqua

Lasciate gli schienali in ammollo e poi eliminate la pia e dura madre (la membrana di cui sono rivestititi).

Eliminare la dura e pia madre che riveste gli schienali.

Preparate un court bouillon con un litro di acqua, una carota tagliata a rondelle, una cipolla, un cucchiaio di aceto, un gambo di prezzemolo e grandi di pepe da aggiungere gli ultimi 10 minuti di cottura.
Dopo un'ora che sarà sul fuoco togliete le verdure ed inserite gli schienali e le cervella.
Fate sobbollire per dieci minuti e togliete dal fuoco.
Trascorse le cinque ore fate sobbollire le animelle in acqua bollente per pochi minuti, trasferitele in acqua fredda e provatele della membrana che le riveste.

Animelle dopo cottura. Devono ancora essere liberate dalla membrana che le riveste.

Nel frattempo fate stufare le verdure con una noce di burro e la pancetta. Unite i durelli e il cuore del pollo tagliati in pezzetti. Sfumate con del vino bianco. Quando sarà evaporato aggiungete il concentrato di pomodoro sciolto in un mestolo di acqua.
Bagnate di tanto in tanto con del latte (ne ho usato circa 1/2 litro). Cuocete per 45 minuti circa.
Unite le cervella e gli schienali tagliati in pezzi. Salate. Dopo 10 minuti aggiungete i fegatini del pollo tagliati in pezzetti. Fate insaporire e chiudete il fuoco.


Con gli ingredienti segnati preparate una pasta all'uovo. Fate riposare la pasta per mezzora. Dopodiché tirate la sfoglia, tagliate dei rettangolari, fateli cuocere in acqua alata, trasferiteli in acqua fredda e dopo a scolare su dei teli.


Imburrate una pirofila.
Distribuite a strati le lasagne, il sugo di frattaglie, besciamella, formaggio grattugiato e fiocchetti di burro.
Lasciate riposare tutta la notte. 


Poi infornate a 160° per 40 minuti circa.
La tradizione vuole che si finisca irrorando con burro spumeggiante.

...la foto del piatto finito ve la metterò dopo pranzo ! :-D

Riferimenti:

- Il libro delle frattaglie di Roberta Schira con Franco Cazzamali
- http://www.taccuinistorici.it/ita/news/contemporanea/paste-cereali/Vincisgrassi-piatto-da-principe-o-generale.html

Da cotta



mercoledì 17 febbraio 2016

Eclair con craquelin al miele, chiantilly al miele d'arancio, pistacchi pralinati e polvere di bergamotto

Titolo lunghissimo, da far invidia alla sora Cornali. Ma non ho resistito: dovevo metterci dentro tutto, perché proprio il tutto ha funzionato col mio palato (ebbene sì solo con il mio e quindi se i sapori non convincono prendetevela solo con la sottoscritta!). Ho dovuto, con mia enorme sofferenza, provare e riprovare i diversi abbinamenti e sono arrivata a questo.
Quando è uscito il tema della sfida n. 54 dell'Mtchallenge ho subito pensato: grandi!
Eleonora e Michael ovviamente.Tema bellissimo, che offre tanti spunti. Ma come spesso mi accade mi sono "infognata" con le prime idee che mi sono venute in mente e da lì non sono riuscita a smuovermi.
Da presuntuosa che sono, ai fornelli intendo, ho subito immaginato un eclair bellissima con un craquelin al miele, con una soffice mousse al miele e dei pistacchi pralinati. 
Poi tra il dire e il fare c'è l'incapacità!
Comincio dalle éclairs. Provate quattro volte: prima una ricetta in cui oltre l'acqua c'era il latte ed ho avuto problemi in cottura. Provate a cuocerle in due modi diversi, ma senza risultato.
Poi bocchetta troppo grande: delle éclairs enormi.
Poi sono tornata al classico, con la ricetta di Escoffier, ma sempre senza la bocchetta adatta. Risultato? Eclair molto sottili, ma ho deciso che un altro tentativo non l'avrei retto.
Non sono pasticciera, ma cuoca e la pasticceria non è roba per me.
Il craquelin. Senza pensare "rubo" una ricetta online, ma mentre impasto mi rendo conto che non era affatto quello a cui stavo pensando, ma dei cracker (per altro buonissimi che prima o poi posterò):
Improvviso in altro modo e ottengo il risultato voluto.
Per la mousse. Primo tentativo con un miele di melata d'agrumi. Sapore fortissimo.
Volevo restare sugli agrumi e così scelgo un miele italiano all'arancio.
La mousse si trasforma in chantilly: quello che cercavo era una consistenza più morbida.
Per i pistacchi. Ho modificato la ricetta delle mandorle pralinate di Sandra Venturoli Vacchi, ricetta presente sl libro Dolci Regali. Il risultato non mi ha deluso. Importante non scegliere dei pistacchi salati.
Mancava qualcosa e sono andata a ripescare la polvere di bergamotto della sfida precedente: richiama gli agrumi del miele rendendo più armonioso il tutto.



Craquelin al miele d'arancio:

100 g di farina di grano tenero 00
50 g di miele d'arancio
50 g di zucchero di canna
80 g di burro

Lavorate la farina con il miele e lo zucchero. Unite il burro a temperatura ambiente. 
Stendete tra due strati di carta forno ad un'altezza di 2-3 millimetri. Trasferite in freezer fino all'utilizzo.



Pasta beignet normale ( ricetta tratta da la Guida alla Grande Cucina di  Escoffier):

1 l di acqua
375 g di burro
15 g di sale
25 g di zucchero
500 g di farina passata al setaccio (io una 00 con il 12% di proteine)
16 uova medie
una cucchiaiata di acqua di fiori d'arancio 
ho utilizzato metà dose

Accendete il forno statico a 240°.
Mettete l'acqua, il burro, il sale e lo zucchero in una casseruola e fate prendere l'ebollizione. Ririrate dal fuoco, aggiungete la farina, mescolate e fate asciugare a fuoco vivo finché la pasta non si attacchi più al cucchiaio e trasudi leggermente.
Aggiungete, quindi, molto lontano dal fuoco le uova molto lentamente. Ho inserito in planetaria con foglia e fatto andare l'impasto a velocità media per qualche minuto, fino a quando la temperatura non è scesa sotto i 50 ° per evitare la cottura delle uova. Attenzione con l'inserimento delle uova, dipende molto dalla capacità di assorbimento della farina. Mi sono regolata seguendo il consiglio di Bressanini: l'impasto è pronto quando cadendo dalla foglia forma una sorta di V e non cade in maniera compatta. 
Trasferite in una sac a poche con bocchetta rigata da 1 1/2 cm (che non avevo) e procedete alla formatura delle eclairs che deve avvenire sulla teglia precedentemente imburrata, senza carta forno che rischia di compromettere la cottura omogenea. Disponetevi sopra una striscia di craquelin e infornate.
Per la cottura. Inserite, abbassate la temperatura a 200° fino a che non si gonfino, abbassate ulteriormente a 180° e fate cuocere per 30 minuti. Fate asciugare per altri 10 minuti a 150°.
Lasciate nel forno spento con porta socchiusa fino a completo raffreddamento.



Per la crema pasticciera al miele (ricetta di Leonardo Di Carlo presa qui):

500 g di latte fresco
125 g di panna fresca
150 g di tuorli
95 g di miele d’acacia arancio
50 g di amido di riso
1 g di sale fino
In una casseruola portate a bollore il latte e la panna. Nel frattempo fate una pastella con amido, miele, sale e tuorli e gira fino a quando diventerà liscia. Appena latte e panna arrivano a bollore versateli sul composto, girate velocemente con una frusta e rimettete tutto nella casseruola a fiamma dolce. Cuocete fino ad addensamento, quindi versate in una teglia bassa e larga coperta con carta forno, coprite a contatto con pellicola trasparente, fate raffreddare e mettete in frigorifero. Si conserva per 2-3 giorni.
Per la chantilly:
125 ml di panna liquida
Montate la panna e unitela alla crema pasticciera fredda.



Per i pistacchi pralinati:
125 g di pistacchi
500 g di zucchero semolato
62 ml di acqua
62 g di zucchero semolato
Eliminate la pellicina ai pistacchi. Ungete bene il boccale della planetaria e versatevi i pistacchi. 
Portate sul fuoco l'acqua con lo zucchero fino alla temperatura di 150 °. Non avendo il termometro ho usato gli occhi: non deve caramellare, un attimo prima versatelo sui pistacchi con la foglia in movimento. Unite lo zucchero rimasto e procedete a scatti fino a quando non avranno una copertura liscia. Trasferite su una teglia ricoperta di carta forno e fate raffreddare completamente.


Per la povere di bergamotto:
fate seccare delle scorze di bergamotto, dopo averle ben ripulite dalla parte bianca.
Una volta secche si sbricioleranno da sole.
Composizione. 
Tagliare l'eclair e farcirla con la crema chantilly. Richiudere e cospargere coi pistacchi e la polvere.



Con questa ricetta partecipo all'Mtchallenge n. 54



domenica 14 febbraio 2016

Lasagne di carnevale alla napoletana

Volevo partecipare alla Settimana dedicata al Carnevale, ma dopo l'invasione di frappe, lattughe, castagnole, cenci, graffe e bomboloni con olio che "sfriccica" ovunque ho deciso di andare sul salato, grasso sì, ma salato. 
In piena Quaresima, lo so, ma è domenica e la lasagna di domenica ci sta: fa famiglia!
Grazie ad Ilaria per il suo bellissimo post, ricco sempre di tante informazioni. 

La ricetta è della Gosetti della Salda, sicuramente i napoletani avranno qualcosa da ridire, ma la colpa non è mia!


Ingredienti per 6 persone (ma anche 8!):

500 g di lasagne larghe napoletane non so quale differenza ci sia, ho usato la classica sfoglia con 80% di semola e 20 % di farina di grano tenero
300 g di mozzarella (ho usato quella di bufala)
300 g di ricotta (nel mio caso di pecora)
300 g di lonza di maiale
200 g di cervellatina (salsiccia)
90 g di strutto (o burro)
60 g di parmigiano grattato (ne servirà di più)
50 g di pancetta (o grasso di prosciutto)
conserva di pomodoro
poco pane grattugiato
olio extra vergine di oliva
vino rosso
una cipolla- una carotina
una costa di sedano
due uova 
sale - pepe

Tritate la carota, la cipolla e il sedano assieme alla pancetta. Fate rosolare con lo strutto in un tegame di terracotta (ho usato, fortunatamente, una pentola a fondo spesso di ghisa) assieme a mezzo bicchiere di olio.
Unite la lonza, appena la cipolla sarà appassita e imbiondita unite abbondante conserva di pomodoro e mezzo bicchiere di vino.
Salate, pepate e "tirate" il sugo. Prima ho specificato che fortunatamente ho usato un'ottima pentola...ho scordato il sugo sul fuoco e ha cotto tutta la notte: 13 ore senza bruciarsi.
Tagliate a fettine la mozzarella. Fate rosolare la salciccia in poco strutto. Una volta cotta spellatela e tagliatela anch'essa a fettine.
Passate al setaccio la ricotta, lavoratela con un cucchiaio di legno aggiungendovi un uovo, 4 cucchiai di parmigiano grattato, un pizzico di sale e pepe.
Tirate fuori dal tegame la lonza e tritatela finemente, unitevi l'uovo, una manciata di parmigiano e poco pane grattugiato. Con il composto realizzate delle piccole polpettine e friggetele in abbondante olio.


Cuocere le lasagne in abbontante acqua salata, una volta cotte trasferitele in un recipiente con acqua fredda e poi mettetele a scolare su dei teli.
Ungete una teglia con dello strutto ( o burro).
Stendetevi uno strato di lasagne, ponetevi sopra uno strato di ricotta, irroratela con poco sugo, aggiungete le polpette, le fettine di mozzarella e quelle di salsiccia.
Ripetete fino ad esaurimento degli ingredienti.


Terminate con l'ultimo strato spolverizzato con abbondante parmigiano, le fettine di mozzarella e il sugo di carne.
Trasferite in forno a 180° per 20 minuti circa ( ho cotto 40 minuti).


venerdì 12 febbraio 2016

Menestrùn alla genovese

Ho avuto modo di conoscere il minestrone alla genovese grazie alla Vitto e alla sua sfida con l'Mtchallenge. Lo propongo volentieri nella sua versione, che mi è entrata nel cuore.
E' un piatto buono sia caldo che freddo. Piatto cucinato per tradizione dai cadrai, osti galleggianti che cucinavano all'interno dei gozzi per sfamare i marinai in arrivo al porto di Genova. 
Veniva preparato soprattutto in primavera, con l'arrivo delle nuove verdure, e colmava le carenze di coloro che restavano per lunghi mesi in mare. Sicuramente qualcosa di più approfondito lo troverete nel post del Calendario del Cibo Italiano, iniziativa promossa dall'Associazione Italiana Foodblogger, scritto da Monica Costa, genovese doc.
Per la Vitto un minestrone genovese può definirsi tale se rispetta alcune regole:
  1. Assenza del soffritto
  2. Presenza del pesto
  3. Presenza di funghi secchi o freschi
  4. Presenza della crosta di parmigiano raschiata
  5. Deve essere servito denso
  6. Servito caldo, ma non bollente o freddo d'estate
  7. Presenza della pasta: i brichetti, spaghetti rotti o gli scruccuzzun, palline di pasta dura.


La ricetta l'ho rubata a lei, è quella di casa sua, con qualche modifica per mancanza di ingredienti:


Ingredienti x 4-6 persone:

2 lt acqua
1 dl di olio extravergine di oliva
sale, pepe
1 foglia di alloro
100 g carota
50 g sedano
100 g cipolla bianca
10-15 g funghi secchi cardoncelli freschi
2-3 gambi di prezzemolo
100 g zucca pulita
2-3 patate medie
100 g porro
100 g di fagioli freschi borlotti (o secchi ammollati e bolliti) fagioli cannellini
1-2 spicchi di aglio interi (da togliere prima che si disfino)
150 g zucchina
100 g fagiolini
2-3 foglie cavolo cappuccio
200 g bietoline piccole
100 g spinaci piccoli
100 g piselli (in inverno surgelati)
Un pezzo di crosta di parmigiano ben raschiata e lavata
Un cucchiaio o due di pesto (basilico, aglio, parmigiano, pecorino, pinoli, olio exv)
25-30 g a testa Brichetti - formato di pasta secca ligure che non scuoce. Si possono sostituire con spaghetti grossi spezzati corti

Per servire:
Parmigiano grattugiato
Olio extravergine di oliva
pepe

Lavate e pulite tutte le verdure, tagliatele a tocchetti regolari e le verdure a foglia a striscette. 
La dimensione dei pezzetti dev’essere simile in modo da ottenere un insieme armonioso.
Mettete tutte le verdure e gli aromi ad acqua fredda con poco olio, salate poco e portate a bollore. A questo punto aggiungete la crosta di parmigiano e fate bollire almeno 2-3 ore semicoperto e a fuoco bassissimo.
Ogni tanto schiacciate un po’ la verdura con il dorsi del cucchiaio.
Nell’ultimo quarto d’ora di cottura buttate la pasta. Controllate che la zuppa sia abbastanza brodosa per permetterne la cottura. Mescolate spesso perché in questa fase si attacca facilmente. A fine cottura deve restare una zuppa abbastanza soda da tenere in piedi il cucchiaio piantato dentro.
Togliere la foglia di alloro e solo a questo punto aggiungete l’olio necessario e il pesto che non deve assolutamente cuocere. Correggete di sale.
La crosta di parmigiano, che sarà diventata morbida, va tagliata a pezzetti, uno per ogni commensale.
In tavola poi ognuno aggiungerà olio crudo, pepe e parmigiano a piacere.




sabato 6 febbraio 2016

Tagliatelle all'aglio con baccalà alla livornese

Le tagliatelle a casa mia non si sono mai fatte, evidentemente non rientrava nelle tradizioni di famiglia.
Il mio primo esperimento da ragazzina fallì miseramente.
Estate, preparai una montagna di tagliatelle ed ebbi la brillante idea di farle asciugare al sole.
Risultato? Una pappa informe, tutta disciolta.
Secondo esperimento.
Penso tra me: " Se al caldo si sciolgono le metto in frigo!"
Stesso risultato e di nuovo tutto da buttare,
Con gli anni sono migliorata, scoprendo che la cosa migliore è farle asciugare all'aria ben stese dentro casa.
Dopo qualche anno di lavoro presso le case delle signore del paese dove vivo ("ero" una fisioterapista), ho scoperto che ognuna ha il suo modo.
Chi le stende sugli schienali delle sedie, chi su delle vecchie reti da materasso, chi riempie la casa di tavole...
Ho scoperto che ognuna ha la "sua" tavola e il proprio matterello e, sugli accessori, non si scherza.
Ho scoperto che c'è chi mette il sale nell'impasto e chi no, chi ci mette l'olio e chi no e chi ci mette l'acqua e chi no...insomma dietro la tagliatella si nascondono gli usi e costumi di ogni casa.
Con gli anni ho riprovato, ma sempre affidandomi alla macchinetta e così per una volta anch'io ho provato l'ebbrezza della stesura.
E quanto è vero: quanto è più buona la tagliatella stesa a mano, irregolare, rugosa e "consistente"!
Questo post l'ho recuperato per il Calendario del Cibo Italiano, iniziativa promossa dall'Associazione Italiana Foodblogger, per scoprire qualcosa di più sulle tagliatelle vale la pena andare a leggere il post di Simona (autrice del blog Farine Fiori e Fili.




Ingredienti (di Ale only kitchen):

220 g di farina 0
2 uova
1 cucchiaino abbondante di aglio in polvere

Fare la fontana con la farina e l'aglio. Rompere e sbattere a parte le uova in un contenitore dopodiché versarle al centro della fontana. Iniziare a sbattere con la forchetta incorporando la farina.
Continuare a lavorare con le mani, aiutandosi con una spatola per raccogliere l'impasto che si attacca al piano di lavoro.
Coprire con una ciotola. Sciacquarsi le mani per togliere eventuali residui e riprendere l'impasto, continuare a lavorare fino ad ottenere un composto liscio al tatto.
Coprire e lasciar riposare affinché la maglia glutinica si rilassi.
Iniziare a stendere con l'aiuto di un matterello. Lavorando l'impasto sempre verso l'esterno facendo attenzione che il tutto abbia lo stesso spessore.
Nel blog di Ale only kitchen è spiegato benissimo.
Arrotolare la sfoglia e con l'aiuto di un coltello tagliare la pasta in modo tale da ottenere le tagliatelle. Farle asciugare per qualche minuto sul piano di lavoro e poi arrotolate, spolverizzare con della farina e lasciar riposare fino alla cottura.



Ingredienti per il baccalà alla livornese ( di Cristina):

1 filetto di baccalà da 500-600 g
2 spicchi d'aglio
300 ml di polpa di pomodoro
prezzemolo
olio extra vergine di oliva
farina per infarinare

Tagliare il baccalà in pezzi, spinarlo, lavarlo, asciugarlo e infarinarlo. Aggiungere dell'olio in una padella e rosolarvi l'aglio sbucciato. Toglierlo per evitare che annerisca e aggiungere il baccalà.  Il mio filetto era già stato spellato: vi suggerisco di ascoltare Cristina e conservare la pelle in modo tale che il baccalà non si disfi in cottura. Far rosolare da entrambe i lati, ricoprire con la polpa di pomodoro, aggiungere gli spicchi d'aglio e cuocere per una ventina di minuti. 
A fine cottura aggiungere del prezzemolo tritato.




venerdì 5 febbraio 2016

Cavolfiore allo zafferano di Ottolenghi

Amo follemente i cavoli e non partecipare alla settimana a loro dedicata sarebbe stato quasi un affronto, visto che quand'è periodo li mangio quasi tutti i giorni.
Viste le preferenze alimentari dell'ambasciatrice del Calendario del Cibo Italiano, Tamara, mi è sembrato carino scegliere una ricetta ad hoc e chi meglio di Ottolenghi sa declinare il verde nel miglior modo possibile? 
Piatto velocissimo, che ha il pregio di essere poco calorico e di sporcare ben poco la cucina!
I sapori vengono fuori in maniera esplosiva: approvato al 100%.



Ingredienti (per 4 persone):

1 cucchiaino di stimmi di zafferano
75 ml di acqua bollente
un cavolfiore, suddiviso in cimette
1 cipolla rossa
100 g di uva sultanina rinvenuta in acqua tiepida
90 g di olive verdi
4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
2 foglie di alloro
4 cucchiaini di prezzemolo tritato
sale e pepe

Accendete il forno a 200°. 
Lasciate lo zafferano in infusione un minuto in acqua bollente.
Unite tutti gli ingredienti, escluso il prezzemolo, in una ciotola. Versatevi l'acqua con lo zafferano e rigirate con le mani.
Trasferite in una teglia coperta da carta forno. Fate cuocere per 40 minuti circa, rigirando gli ingredienti a metà cottura.
Completate con il prezzemolo tritato.



martedì 2 febbraio 2016

Fregnacce di Acquapendente


Siamo in pieno Carnevale e questa la ricetta per la giornata del Calendario del Cibo Italiano, progetto promosso dall'Associazione Italiana Foodblogger.
Il tema è quello delle crespelle di cui è ambasciatrice Alessandra, che nel suo post vi spiegherà tutto al riguardo.
Il maiale e il carnevale d'altronde sono strettamente collegati: festa degli eccessi segnata dall'uccisione del maiale che ne indica l'inizio. 
Carne grassa, animale di cui si usa tutto.
In questo caso lo zampetto, che è stato utilizzato per fare un brodo.
Le fregnacce di Acquapendente sono un piatto tipico del carnevale di questa cittadina in cui si svolge una sagra a loro dedicata.
La ricetta l'ho rubata al blog La casa del coniglio bianco, con l'unica differenza nella composizione del brodo.

Ingredienti per il brodo:

2 zampetti di maiale
1 cipolla
1 costa di sedano
1 carota

Portate a bollore abbondante acqua con gli odori e gli zampetti e fate sobbollire, schiumando per togliere le impurità, per circa due ore.

Ingredienti per le fregnacce (la ricetta originale è qui):

300 g di farina
600 ml di brodo
50 ml di olio extra vergine di oliva
1 uovo
sale
pepe
burro o strutto per la padella

parmigiano o pecorino grattugiati 

Lavorate con delle fruste la farina assieme al brodo, all'olio, all'uovo, al sale e pepe.
Imburrate una padella antiaderente e versate un mestolo del composto in modo tale da formare una crespella.
Fate cuocere da entrambe i lati. Spolverizzate con pecorino o parmigiano e servite.

P.S. Ho provato la versione salata, per quella dolce togliete il sale e il pepe dall'impasto e servite con cannella e zucchero semolato.